giovedì 20 dicembre 2007

Giotto da Bondone. Natività


Tu scendi dalle stelle o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar.
O Dio beato!
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.

A te che sei del mondo il Creatore,
mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà
più mi innamora, giacchè ti fece amor povero ancora.
Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci del tuo Padre il divin seno,
per venire a tremar su questo fieno;
per venire a tremar su questo fieno.
Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasportò!
O Gesù mio, perchè tanto patir, per amor mio...

musica fortemente evocativa se sei nata in Abruzzo, se reinventi le sagome degli zampognari, se ti ti si ripresentano le robe suoresche, se ti sovviene la letterina di Natale con i luccichini messa sotto il piatto e a seguire l'inesorabile lettura in piedi sulla sedia di una poesiola natalizia zeppa di promesse e buone intenzioni e di amore spudorato verso mamma e papà, se da tutto questo tenerume non ti va di difenderti ma vulnerabilmente ti lasci acchiappare dal toccante..ecco ci siamo in un tuffo struggente nell'arcaica innocenza di non avere ancora ideologia, quando la vita erano quelle cose lì scandite dai riti e da desideri così ingenui, che le sovrastrutture non potevi proprio immaginare che ti potessero riguardare.. pardon un po' di melassa è sempre in agguato e vorrei essere Gadda per saper dire la cronaca del mio essere bambina in una cornice ristretta eppure grandiosamente insondabile e ineffabile!

Un mio vecchio haiku che sento ancora attuale:

Natale è adesso
della gioia bambina
riattivo il file



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