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lunedì 27 febbraio 2012

un papavero a Nina Simone





cara Nina Simone ti voglio bene
Nina tu sempre attraversata da un fascio di emozioni
Nina tu vulnerabile e vera
Nina tu possente e fragile
Nina Nera tu Papavero Rosso
selvaggio e delicato
Nina tu Voce e Canto e Pianto e Gioia
Nina tu Libertà e Catena
Nina tu donna del Tempo e dello Spazio
sempre



l'amore prende
tutto quanto incatena
affonda e salva


(haiku del 19 novembre 2008)



Nina Simone - Seems I'm Tired of Lovin' You




oggi ascoltandola mi veniva una catena di pensieri di questo tenore..l'emozione ragionata di ascoltare Nina Simone, ecco per me lei è stata un'illuminazione, da tutti si distanzia per un'implicita innata versatilissima capacità di modulazione dell'interpretazione e poi come in tutte le artiste che pagano con la loro stessa vita, c'è stato in lei un turbinio devastante di dolori e disagi che sono stati però anche la matrice di una carica emotiva smisurata e bellissima e incommensurabile, perché tra tutte, è l'emozione dolorosa il saperla provare e il fardello del viverla è la linfa più versatile per la decifrazione delle cose e dei sentimenti e Nina Simone, basta solo ascoltarla, ti attraversa da parte a parte come un uragano di percezioni di sensazioni di sfide in tutti gli ambiti del sentire, è grande perché è profonda e nella sua voce prestata al canto senti i brividi della vita. Mi appassiona la melanconia del femminile -che c'è anche nel maschile oltre alla loro propria- e la ritrovo in mille rivoli dappertutto e con intensità straordinaria in chi attraverso l'arte ha cercato di curarsi, sublimando magari ma anche permettendosi lo sfogo e la risorsa dell'espressività. La nostra Nina è altamente melanconica ma è anche generosa donativa e oblativa con noi nutrendoci come fa ancora e sempre senza bisogno di una presenza fisica, ma in virtù angelica, si connette a noi, al cuore aperto di chi voglia entrare nella spiritualità e nell'emotività vocale e nell'espressività del canto che sono una preziosa campionatura umana percettiva e sentimentale densamente e dettagliatamente esplorata


Nina Simone - You'll Never Walk Alone




Nina Simone - Suzanne (Rome 1969)




Nina Simone - Spring is here




Nina Simone - Where Can I Go Without You








giovedì 26 gennaio 2012

Oggi le parole di Vittorio Lingiardi hanno congiurato coi papaveri





Vittorio Lingiardi, col poeta che sei, mi sono imbattuta ieri,

sapevo che eri psicoanalista ma non delle poesie, il caso ieri ha deciso l'incontro,

alle sei di pomeriggio, per una segnalazione, andiamo da feltrinelli a sentire Eugenio Bennato che presenta il suo nuovo cd "questione meridionale" con una bella ragazzadonna che canta recita balla la taranta, io me ne sto appoggiata ad una colonna provvidenziale!

a fianco c'ho l'espositore girevole quello dei libri a millelire e la mano va, sa dove andare, segue una via e pesca, l'unico -ho poi verificato che era l'unico, "La confusione è precisa in amore" Vittorio Lingiardi,appena edito -prima ediz gennaio 2012,

Lingiardi Vittorio, ho presente il tuo nome, ho un tuo manuale di psicologia sulla personalità e i suoi disturbi,

prendo il libricino con quel piacere immediato tattile del palpeggiare, lo apro, lo leggo avidamente,

il bello è che riesco a leggere, appoggiataallacolonna moltofrancescabertini!, a sentire la musica di Bennato, l'intervista che gli fanno, a scattare foto col samsung, ad accennare movimenti di taranta, a farmi gli autoscatti. Quando ho questi raptus d'intensa maniacalità come sto bene! sono io papaverina me!

e poi la bellezza di condividere! è come un corso torrentizio che non puoi arrestare, che scorre gorgoglia, trascina e va! inarrestabile energia pura,

tutto il giorno è stato benedetto dalla tua forza illuminante, parola lingiarda confusa e precisa, più precisa che confusa e ugualmente più confusa che precisa!

l'omaggio è alla tua umanità vulnerabile poetica di per sé, alla scia evocante, alla chiamata inconscia, alla traccia volitiva di testimoniare l'esistenza della voce di poesia, canto privatissimo ambizioso di pubblico, all'eco sperduto e desiderante, al lumicino accanito che si fa torcia spietata, al cenno dialogico di io e tu, alla memoria sopita affiorante, allo sconosciuto che scalpita per esserci, alla cordata disperata ottimista, al battito d'ali d'ogni forza psichica, al respiro fisico di porgere passo e gesto


Amica del cuore
posso chiamarti amore?


Dove credi di andare?
io sono quello che ti ha spezzato il cuore.



Non potrei vivere
Senza lo scambio termico
Senza tenerti i sogni nelle mani.
Sai tu la mia temperatura
Tu sei il maestro del tempo di cottura.



Mi piaccion le persone chiare
percorse da sguardi trasparenti
persone che coniughi in "amare"
con un vago sorriso in mezzo ai denti.



Ha scapole fragili
e pazienza negli occhi
il bambino che mi ha morso il cuore.
Non si cura di me
ma sa fare miracoli.
Come una piuma
un polline di tiglio
vola allegro nel cielo.
E' biondo come il miele di castagno
ha gli occhi scuri come un campo arato.
Mi bagna i polsi con la sua saliva:
cura così la voglia di morire.


Il desiderio è l'attesa del mare,
aspettarlo arrivare



Dicono altera, che sei ossidiana nera.
Invece un fiore sei che s'apre e chiude
perfetta mente, come una cerniera.



Ti penso come lo potrebbe fare il vento
con rabbia, foglie al cielo, accanimento.



Gli galleggiano sul viso
occhi e sorriso.
Come barche attardate sul mare
luminose lampare.



Dobbiamo cercare sepoltura
nel volo delle rondini
in quello magro di cicogne al nido
trasfigurare i sogni
la nostalgia.
Abituarci a nuovi paesaggi
perderci tra le rupi
ricercare il battito
l'argento degli ulivi.



Di te ricordo i baci
unici luoghi di rifugio per il mio cuore in corsa


E' inverno ormai
fa molto freddo.
Ne facesse abbastanza
per congelarci il cuore



Eri un po' pallida
quando sei andata via.
Aristocratica napoletana
bel caso d'isteria


...
Non siamo qui per caso
La confusione è precisa
in amore.



grazie a te! Vittorio Lingiardi, ti spiace mica che offro le tue parole ai miei amici?


tutte le tue poesie, da " La confusione è precisa in amore" Gransasso Nottetempo -2012-



venerdì 28 ottobre 2011

vento, respiro, alito, cuore d'oro

"le parole latine, animus -spirito- e anima -anima- corrispondono al greco anemos, -vento-. L'altra parola greca per vento, pneuma, significa anche spirito. La stessa parola la si trova nel gotico, usanan -espirare- e nel latino anhelare -ansimare-. Nell'antico alto tedesco l'espressione spiritus sanctus, era resa con atum -alito-. In arabo, vento è rih, mentre ruh significa anima, spirito. Analoghi nessi ha la parola greca psiche, imparentata con psichein -respirare-, psichos, -fresco- psicros, -freddo, gelido- e phisa -mantice-. Questi nessi mostrano chiaramente come in latino, in greco e in arabo i nome dati all'anima siano collegati con la nozione di aria in movimento, -il freddo alito degli spiriti- -Jung-

citato in James Hillman, Anima. Anatomia di una nozione personificata, 1985, Adelphi, 1989


Neil Young - Heart of Gold




a seguire, un live del 1971 (skippate, se volete evitare il preliminare, a un minuto e 47)

Neil Young - Heart Of Gold




sono stato un minatore per un cuore d'oro -anche questo significa pienamente fare anima-


only love

" in contrasto con la profondità storica di Anima, Eros è eternamente giovane, non ha storia e addirittura spazza via la storia o se ne crea una sua, la sua love-story. E mentre Anima si ritrae verso l'isolamento meditativo (il ritiro dell'anima) Eros cerca sempre nuove unioni"

James Hillman, Anima. Anatomia di una nozione personificata, 1985, Adelphi, 1989


Crosby, Nash & Young - Only Love Can Break Your Heart - 1972




Paul McCartney&Neil Young - Only Love Can Break Heart




il fare anima

" il fare anima -un tempo si sarebbe detto formare il carattere- implica la sensazione di essere coinvolti in un tutto, di essere immersi nella sostanza del mondo, ed è di questo che l'anima ha bisogno o desiderio ed è per questo che il Daimon è entrato nelle nostre vita da principio:ha bisogno di realizzare il suo destino in terra"

-James Hilmann - L'anima del mondo, conversazione con Silvia Ronchey, per Rizzoli, 1999-



Neil Young - After The Gold Rush





IN MEMORIA DI JAMES HILLMAN

in memoria di un'anima grande, James Hillmann, che con la sua vita personale e di studioso, con l'articolazione della sua unicità di anima ha arricchito l'anima mundi e il processo intero di conoscenza e di evoluzione di questa povera imperfetta umanità, a lui in dedica questi versi che lui stesso aveva messo in epifrafe d'un suo libro:

ben triste cosa è l'essere umano,
giacca strappata su uno stecco, se
l'anima non può battere le mani
e poi cantare più forte
per ogni strappo dell'abito mortale - W.B.Yeats-

- la mia anima ora batte le mani e canta a James Hillman, grata della bellezza e dei doni sapienti che ha elargito con generosità e sensibile condivisione


un canto di memoria struggente in dedica a JAMES HILLMAN

Neil Young-"Philadelphia"




NEIL YOUNG - I BELIEVE IN YOU




"CHIAMATE VI PREGO IL MONDO LA VALLE DEL FARE ANIMA. ALLORA SCOPRIRETE A CHE COSA SERVE IL MONDO"

-KEATS- citato sempre da Hillmann



giovedì 10 febbraio 2011

Riflessi e specchio. Autoscatti e i versi di John Donne












Per nessun altro, amore, avrei spezzato questo beato sogno. Buon tema alla ragione, troppo forte per la fantasia. Fosti saggia a destarmi. E tuttavia tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi. Tu cosí vera che pensarti basta per fare veri i sogni e le favole storia. Entra fra queste braccia. Se ti parve meglio per me non sognar tutto il sogno, ora viviamo il resto.


John Donne, da Poesie amorose e teologiche, Trad di Cristina Campo, Einaudi

a seguire un'altra traduzione,

caro amore,
per niente al mondo, solo per te,
avrei spezzato questo sogno beato,
era tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia-
fosti saggia a svegliarmi, e tuttavia
il mio sogno tu non spezzi, lo continui.
Tu così vera, il pensiero di te basta
a far dei sogni verità, delle favole storia.
Vieni tra le mie braccia. Poiché ti parve meglio
ch'io non sognassi tutto il mio sogno,
viviamo il resto.

John Donne, Poesie sacre e profane, trad. di Rosa Tavelli, U.E.F. 2008



voglio postare degli autoscatti sul tema riflessi e specchio, s'affolla tutta una serie di rimandi e mi ritrovo come a rimpiattino il discorso della reciprocità ma pure della relazione dialogica tra sé e sé o tra il pensiero e il frammento di mondo esterno, e s'intrufola il senso della necessità, su tutto poi aleggia l'aura di sogno, la nebbianuvola della rêverie sovrasta questa sorta di sperimentazione espressiva con i sentimenti preesistenti, ed ho tra le mani un libro di psicoanalisi di Marion Milner che dipana suggestioni a più non posso perché lei da sempre è stata costantemente dedita ad "acquisire un'attitudine giocosa che significa libertà dalle proprie paure" ("Scoprire in ultimo che l'unico scopo della vita potrebbe essere il non averne"),
e tutto si lega,

l'associazione con John Donne viene di getto tanto che vado a ripescare un vecchio post che era rimasto celato e forse non visto da alcuno se ne stava a sonnecchiare parcheggiato nel settembre del 2008, no non lo lascio lì a candire, lo libero dall'incantesimo passato ed è qui ora a precedere questi versi d'ora, stesso poeta stesso clima mentis e sensoriale, stessa immersione inconscia in una soggettività animata che anela alla raffigurazione,

immagine e parola si coniugano e si contemplano nella rêverie


domenica 9 maggio 2010

Etty Hillesum. Dal Diario 1941-1943, "in me c'è un silenzio sempre più profondo"






Etty Hillesum.

Diario 1941-1943

Adelphi Edizioni,

gli Adelphi n° 93

a pag 187:

...

In me c'è un silenzio sempre più profondo. Lo lambiscono tante parole che stancano perché non riescono a esprimere nulla.
Bisogna sempre più risparmiare le parole inutili per poter trovare quelle poche che ci sono ncessarie. E questa nuova forma di espressione deve maturare nel silenzio.
Ora sono le nove e mezzo. rimarrò a questa scrivania fino a mezzogiorno; petali di rose sono sparsi fra i miei libri. Una rosa gialla s'è schiusa al massimo e mi fissa, grande e spalancata. Queste due ore e mezzo che ho davanti mi sembrano quasi un anno di isolamento. Sono così riconoscente per queste poche ore e anche per la concentrazione che mi sta crescendo dentro.







ho aperto a caso il libro,
il caso ha deciso queste parole, la cui densità la cui profondità e la cui modernità evolutiva di pensiero mi toccano al punto da lasciarmi strabiliata tramortita intenerita- un che di tutto ciò;
non tanto per il contenuto del pensiero, non è nuovo
mi collego invece al senso dell'autoconsapevolezza quando penetra interiormente


domenica 14 febbraio 2010

Venezia. Foto memoria. Com'ero. Anno 1980 e 1984. Cedere alla maschera. Un Corto Maltese che non scordo. Due haiku lagunari



















dal lontano 1980:













il carnevale a Venezia negli anni '80 sprizzava vivacità da tutti i pori, c'era l'inedito dei trucchi in faccia fatti in strada,

m'ero portata la biacca, una volta imbiancata la faccia era fatta, la maschera prendeva vita e con la bauta -che è sempre qui con me, ed il tricorno -anch'esso prezioso cimelio, il massimo era per me raggiunto, visto che il costume vero e proprio era in un altro ordine di registri lontano da qualsivoglia improvvisazione,

avevo anche una maschera da due volti, metà bianca metà nera, che quando i cuccioli di mia sorella erano piccinipicciò si spaventavano a morte quando la zia la indossava anche perché si divertiva a fare le voci o a spegnere le luci (di quanti sadismi si macchiano le zie? c'è sempre la consolazione dell'aspetto educativo-evolutivo ricavabile dalle fiabe di paura!!)

con le foto di memoria va a finire in un mare di ricordi cioè in una laguna

e mi sovviene anche un haiku ad hoc:

laguna morta
pullulante di vita
laguna viva!

- 9 agosto 2007 -

e un altro, sempre dello stesso giorno e dello stesso rumine di pensiero:

ghebi e barene
velme ed orti salati
di lì va bene



martedì 19 gennaio 2010

Ikebana col sentimento di Memory & Desire. Jacopo da Lentini, " A l’aire claro ò vista ploggia dare " dal Sonetto XXVI





A l’aire claro ò vista ploggia dare,
ed a lo scuro rendere clarore;
e foco arzente ghiaccia diventare,
e freda neve rendere calore
e dolze cose molto amareare,
e l’amareza tornare in dolzore
(e de l’amare rendere dolzore )
....


Jacopo da Lentini, Sonetti, X

( in http://www.classicitaliani.it/duecepdf/Lentini_son.pdf)



martedì 12 gennaio 2010

Massimo Campigli. Adorabile la sua cifra stilistica nella raffigurabilità d'una dea idea del femminile, idolo, cariatide, archetipo cifrato, nume ...




























Massimo Campigli: subito abbandonatevi alla meraviglia della galleria delle sue opere


Massimo Campigli. Adorabile la sua cifra stilistica nella raffigurabilità d'una dea idea del femminile che è idolo, cariatide, archetipo cifrato, nume, simbolo ecc

Fin dalla prima occhiata all'opera pittorica di Campigli ho sentito che mi scuoteva e toccava corde del profondo ed ho saputo in un baleno che per me era adorabile: un effluvio di segni e segnali per accennare al segreto, al mistero, all'essenza della femminilità nella matrice dell'archetipo, nell'origine atavica, nell'inizio mesopotamico.

Il mito soffia e fa sentire il suo soffio.

Campigli dice " vorrei che le le mie tele offrissero una consolazione"

La sua cifra stilistica è nella raffigurabilità di un'idea della femminilità che si delinea donna-idolo, cariatide, idolo totemico,

staticità ieratica,

animata fissità della forma

intensità regale nella forma della maestosità,

simbolo e simbolizzazione,

traccia di scrittura,

codice e cifra,

sogno, ineluttabilità del sogno,

atemporalità che tutto trascende,

eternità che non muta,

memoria ancestrale,

maternalità universale,

sacralità della presenza,

interiorizzazione.

La commozione che mi suscita Campigli, non ci ho messo troppo a capirlo, è stata per la somiglianza col volto della madre , della mia, il viso tondo, gli occhi larghi, l'espressione della felicità consolatoria nella stabilità emotiva cercata-trovata in una faccia, la sua. Il volto della madre, i suoi occhi sono lo specchio per esistere, per l'inizio di sentirci esistere.

dice Campigli: " l'arte è legata al passato come un nevrotico alla sua infanzia"

"jai constamment l'illusion d'une memoire atavique, je sens revivre en moi le troglodyte, le voleur de chevaux, l'esclave e le magicien"

" in quelle cose antiche e lontane" "cercando e aspettando con la pazienza d'un giardiniere che attende il risultato di un innesto"

( citazioni riprese da Nicoletta Pallini, Massimo Campigli, Il tempo del sogno, in http://www.italialibri.net/Arte/campigli/iltempodelsogno.html)

Campigli s'è materializzato nei miei pensieri e la bellezza che ha perseguito con la sua arte m'è sovvenuta grazie ad un filo associativo in seguito alla lettura dell'odierno post di Artemisia Comina, che reduce da un devozionale pellegrinaggio nelle terre di fondazione della nostra civiltà, ha postato oggi un palpitante omaggio alla dea sumerica Inanna, antenata di tutte le dee della fertilità (Proserpina, Cerere..)



L'artista è vocato ad anticipare, ad alludere, a intuire, a precorrere, a persuadere.

e Campigli mi persuade pienamente, esattamente mi seduce per via di cose che mi riguardano, sia nell'imboccare il cammino di un tempo a ritroso che per ogni elaborazione conoscitiva a venire.




 
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