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lunedì 13 giugno 2011

Cena italiana per festeggiare la vittoria del referendum





un brindisi festoso alla vittoria di oggi, alla speranza di cambiare e di presto recuperare in termini di civiltà,

una cena italiana coi prodotti splendidi della nostra terra, dal nord al sud alle isole,

da terre di Franciacorta, un rosso Contadi Castaldi Curtefranca, 2005-

da terra d'Abruzzo, spaghetti di semola di grano duro del Cav. Giuseppe Cocco di Fara San Martino;

da terra di Sardegna, bottarga di muggine macinata "su tianu sardu" (Cagliari);

dalla Sicilia i pomodori pachino;

da terra di Puglia, mozzarella tradizionale pugliese tipo "nodini" (Turi -Ba-);

da terra campana, ceramiche di Vietri produzione "Solimene";

da terra ferrarese, le ceramiche, "Soli e lune con base" di Riccardo Biavati, da la Bottega delle stelle,






















mercoledì 11 maggio 2011

Il piacere grande di varcare la soglia del Papposileno a Cavriglia




























e poi via andare, rifocillati, satolli, in satisfaction






primo di maggio festa dei lavoratori festeggiato da mangiatori, bueno! si lavora per magnà..ma non di solo pane vive..infatti c'è il vino, un Voigner, il Sanfelo di Maremma, un vitigno raro, e una nutrita serie di altre cose buone che rispetto al pane stanno come la Gioconda al graffito di caverna,

varcare la soglia del Pappo è un regalo che ti fai, ben sapendo a cosa vai incontro e proprio deliberatamente volendolo! di ritrovarti in un'officina salle-à-manger incarnata, incorporata nel monastero, che prima qua c'erano le monache e tutte le cose dello spirito proprie conventuali,

ah quanto m'alluzza mischiare spirito e corpo! qui se appena un po' abbandoni la gabbia della razionalità è molto easy slittare sul piano immaginale e lasciarti davvero catturare dal miraggio delle vibrazioni,

saranno i mattoni rossi rossi di quel rosso mattone acceso e le volte e le travi di legno e i rintocchi veri del campanile che invadono l'aere privato e certi accenni nel discorso affabulante di Francesco Tarsia,

già! è lui patron e maitre e cuoco e sommelier e tutto quanto stia ad indicare il vero cuore pulsante e l'operativo motore factotum, lui -e può esserne ben lieto, ha reso possibile tutto ciò, lavorando anche di mazzuolo e da operaio, lui lungimirante, in questi locali al degrado abbandonati, ha intravisto la mutazione, cosa potevano diventare, difatti la trasformazione va prima sognata e pensata e ideata infine sottoposta al lavoro spicciolo delle mani esecutive e del fattivo restauro,

il luogo, s'intravede dalle foto, è molto bello, estremamente suggestivo, ti ci senti accolto, i tavoli di legno in design modernissimo sono legno di botte, nel muro ci sono anfratti a deposito di bottiglie e cose, ci sono i libri in giro, le riviste, i cibi in bella mostra, i sali, i thè, la nicchia preziosa cassaforte di caffè di toute le monde, ci sono i film sul cibo, il tavolo miracoloso dei formaggi dove troneggia il castelmagno che manda in visibilio Reaper, una scultura arborea erborinata strong ma very strong che t'eccita il naso te lo trasforma, se possibile in tartufo da cane e te lo manda in sollucchero, un formaggio così intenso che a mio parere te ne basta un'ostia per santificarti! (una provenienza segreta da elitè di buongustai, da carbonari devoti al culto, ah non per tutti),

e mi piace assai ugualmente al luogo fisico, la corresponsione & relazione che con Francesco ormai s'è instaurata, come essere amici, pur essendoci visti in tutto poche volte tutto sommato, 4 o 5, ma sufficienti non v'è dubbio ad una simpatia reciproca ad un feeling che di volta volta assume un tono più confidenziale e familiare,

mi piacciono i rapporti personali, quando per sinergie d'incastro, si può giocare il proprio essere se stessi, con moderazione certo ma pure senza troppi convenevoli o riti fasulli di indotta formalità, andare al ristorante e sapere che ci trovi un clima, quell'atmosfera che ti accoglie e ti fa sentire coccolato anche un po' viziato, su di me ah un effetto amplificante che accresce la soddisfazione,

per il primo maggio, cogliamo l'eccezione dell'apertura a pranzo, che di solito tocca l'ultima domenica del mese, c'indirizziamo al pesce, ci sono le ostriche e la spigola di mare, procurate da un pescatore amico di fiducia dell'Argentario, ah penso subito alla cooperativa dei pescatori che ben conosco, no, questo pescatore amico del patron, pesca per suo conto e non fornisce pesce di allevamento ma quello pescato in mare aperto,

ecco i nostri piatti scelti:

ostriche al gratin con fonduta di pecorino,

gran piatto di antipasto di marinati e affumicati, il polpo, la bottarga, le alicette, il salmone il cefalo sfumato,

gnocchetti di casa con spigola e ai sapori mediterranei, capperini olivette taggiasche, pomodorucci, origano di calabria e un olio a crudo d'un sapore elegiaco,

gnocchetti con pesto aromatico di pistacchi di bronte,

spigola di mare all'acqua pazza,

totanetti ripieni,

per dessert:

pastiera,

mousse di ricotta con canditi e scaglie di cioccolato fondente (vera delizia essendo la ricotta dell'Azienda agribiologica dell' Ascione e in questo periodo primaverile al suo massimo di bontà)

sorbetti di pistacchio di bronte e nocciola di Gifoni (campana)

un assaggio di pasta di nocciola, con cui Francesco fa il sorbetto, una roba molto strana e particolare! un concentrato all'ennesima potenza di sapor di nocciola, una sorta di resina pastosa che t'impatacca il palato ma che in definitiva ti mette in faccia l'essenza della nocciola!

i due caffé, dalla lista mondial, sono:
un puerto rico, - Yauco selecto
e un brasiliano, una new entry, nella fattispecie un pergamino sul de minas, quando anche i nomi adducono salivante valore aggiunto!



Papposileno

piazza A.Frank, 2 - Cavriglia
email : info@papposileno.com
Telefono Ristorante Francesco 347 4758003



sabato 19 marzo 2011

Cronaca da Sant'Agata. L'allegra cena delle unità di cottura


















































è stato un piacere conoscere di fatto Nicola, nell'esercizio della sua funzione di chef, da tanti anni esercitata, con eccellenza e innovazioni, ed oggi dopo l'esperienza del ristorante, chef a domicilio e cultore di educazione alimentare,

lui arriva dal lontano nord con tutto l'armamentario del mestiere distribuito in borse e borsoni, da cui vengono fuori contenitori con cibi e le più svariate provviste ad hoc e batteria di pentole,

pentole? guai a chiamarle pentole! sono unità di cottura, fatte di materiali tecnologici, con coperchi speciali che hanno centraline di computer incorporate, imposti il tempo e loro dopo aver incorporato calore in pochi minuti ti danno il tutto cotto a puntino,

dunque cottura superdietetica, tipo vapore, senza alcuna materia grassa per tirare a cottura e soltanto in fundo, a cottura ultimata se tiva puoi irrorare a piacere con olio evo a crudo,

difatti mangiamo un riso splendido con le verdure che è veramente uno scrigno naturalissimo di sapori,

e filetti di orata al gusto mediterraneo coi pomodorini i capperi le olive di gaeta l'origano di puglia, e calamari nature,

una focaccia pugliese, con lievito madre,

una focaccia alla ligure, senza lievito, con ripieno di crescenza aromatizzata alla salvia e chicchi di sale grosso in superficie,

insalata, crudités, lampascioni sott'olio, pomodori secchi, olive

il menù dei dolci ne vede ben tre: una deliziosa torta alle carote e farina di mandorle, da accompagnare con crema a parte, una torta tenerina di cioccolato e la mitica torta Pistocchi che bisogna assaggiarla per sapere di che si tratta,

i vini, un Prosecco di Valdobbiadene Althea, un Fontanafredda Contessa rosa rosè alta Langa 2006, un Franciacorta biologico Barone Pizzini e udite udite una vera chicca, un vino vecchio speciale che attendeva in cantina un evento speciale o comunque una meritevole occasione conviviale che decidesse per l'apertura di un primitivo di manduria d'una vendemmia d'una speciale annata, il 1959, etichetta Solaria Ionica,

questo giulebbe nei suoi 52 anni di giacenza ha custodito tutte le sue mirabili caratteristiche e ci ha ingaggiato ad una corale degustazione sensoriale di chi sentiva questo e chi quest'altro, insomma un vero vino da meditazione ad amplificare di note di piacevolezza una dolce allegra serata che ci ha visto diverse ore a tavola a degustare a chiacchierare a ridere e nel mentre le nostre orecchie si dilettavano della fascinosa musica anni '50 di Henry Salvador, e di Madeleine Peyroux e dell'inimitabile Keith Jarrett del sublime concert di Koln


 
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