questa, stasera, inaspettato regalo, all'improvviso sbuca da un passato lontano, nemmen io la conoscevo, quindi ne ho avuto trasalimento misto a sottile sommo piacere:-)
bello chiudere con l'amabilità atemporale d'un sorriso giovane e dolce, questa giornata inaugurata, stamane, con l'haiku:
suono di pioggia rallegra la tristezza che oggi m'invade
un amico di tempi molto lontani oggi su facebook mi tagga su alcune mie foto - da lui scattate- di lustri e lustri fa, che emozione ritrovarmi rivedermi e sapere che quella bellafaccia sono io sono stata io e lo sono ancora in qualche latente mascheratura del mio soma, eppoi oggi avevo in testa il Canone di Pachelbel, che perfetta coincidenza per intraprendere un viaggio a ritroso. L'emozione così s'accresce e mi prende alla gola
ho pensato a questa canzone dolce e triste assieme, ché a papà piaceva molto e rivedo sul suo volto un sorriso nostalgico e compreso,
laddove un vinile può racchiudere una memoria affettiva e raccontare un racconto d'emozione
Era de maggio - Roberto Murolo
"era de maggio" -i versi di Salvatore Di Giacomo- la metto per me, che mi commuove sempre e m'intenerisce, musica e parole e voce di Roberto Murolo,
come una pietra miliare nella mia personale educazione musicale e vocazione sentimentale
Era de Maggio (1885) Versi di S. Di Giacomo — Musica di P. M. Costa
Era de maggio e te cadeano ‘nzino a schiocche a schiocche li ccerase rosse... Fresca era ll’aria e tutto lu ciardino addurava de rose a ciente passe.
Era de maggio — io, no, nun me scordo — na canzona cantàvamo a ddoje voce: cchiù tiempo passa e cchiù me n’allicordo, fresca era ll’aria e la canzona doce.
E diceva. «Core, core! core mio, luntano vaje; tu me lasse e io conto ll’ore, chi sa quanno turnarraje!»
Rispunnev’io: «Turnarraggio quanno tornano li rrose, si stu sciore torna a maggio pure a maggio io stonco cca».
E so’ turnato, e mo, comm’a na vota, cantammo nzieme lu mutivo antico; passa lu tiempo e lu munno s’avota, ma ammore vero, no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, m’annamuraje, si t’allicuorde, nnanze a la funtana: l’acqua Ilà dinto nun se secca maje. e ferita d’ammore nun se sana.
Nun se sana; ca sanata si se fosse, gioia mia, mmiezo a st’aria mbarzamata a guardare io nun starria!
E te dico — Core, core! core mio, turnato io so’: torna maggio e torna ammore, fa de me chello che vuò! torna maggio e torna ammore, fa de me chello che può!
Trio Settecento (Rachel Barton Pine, baroque violin, John Mark Rozendaal, baroque violoncello, David Schrader, harpsichord) performs the first movement (Grave) of the Sonata in A Major, Op. 5, No. 6, by Arcangelo Corelli (1653-1713)
il grave è già nel vivacissimo nell'allegro nell'adagio
così come il sole è nella pioggia
Il Sole nella Pioggia, Alice
vedi il sole nella pioggia
quant'ho amato questo brano! fine anni '80, la sua suggestione mi lambiva m'investiva, parole e musica di Juri Camisasca,
oggi in una giornata totale di acqua del cielo è tornata alla memoria
quelli che sanno le cose non parlano e la luna alla finestra il ladro non la porta via
acquerugiola grattugia l'animuccia e strizza il cuore
Ciao papà, due anni fa hai inteso di lasciare pianeta terra, ciao dovunque tu sia da laletta tua -solo tu mi hai chiamata così,
Ti piaceva Paganini ma il Trillo del diavolo suonato da Uto Ughi non l'ho trovato, c'è però il capriccio n° 1,
Uto Ughi Paganini Capriccio n° 1
ti piaceva Accardo, eccolo
Il maestro Salvatore Accardo suona La Campanella di Paganini col violino appartenuto a Paganini stesso
e ti piaceva Jascha Heifez
Jascha Heifetz plays Paganini Caprice No. 24
e David Oistrakh
David Oistrakh plays Tchaikovsky Concerto op. 35 (1st Mov.) Part 1
hai visto ho disegnato papaveri sulla nostra foto ed anche un simbolo a te caro che significativamente ti ha accompagnato per tutta la vita
e ti dedico un'altra musica di sentimento e pensiero dei miei amati De Andrè e Battiato (io adolescente a sentire Fabrizio ininterrottamente e tu lo definivi un diasillaro cioè colui che cantava il Dies irae perché la malinconia la rifuggivi)
Inverno di De Andrè canta Franco Battiato
Fabrizio De Andrè da Tutti Morimmo A Stento (1968) Inverno
Sale la nebbia sui prati bianchi come un cipresso nei camposanti un campanile che non sembra vero segna il confine fra la terra e il cielo.
Ma tu che vai, ma tu rimani vedrai la neve se ne andrà domani rifioriranno le gioie passate col vento caldo di un'altra estate.
Anche la luce sembra morire nell'ombra incerta di un divenire dove anche l'alba diventa sera e i volti sembrano teschi di cera.
Ma tu che vai, ma tu rimani anche la neve morirà domani l'amore ancora ci passerà vicino nella stagione del biancospino.
La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve l'inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, da un'alba antica.
Ma tu che stai, perché rimani? Un altro inverno tornerà domani cadrà altra neve a consolare i campi cadrà altra neve sui camposanti.
la Masseria Sant'Angelo de' Grecis conosciuta anche come Abbazia San Lorenzo:
gli esterni un grande spazio di giardino e di atrio:
gli interni adibiti a sala ricevimento:
la casa gialla:
la chiesetta:
l'antico chiostro e l'agrumeto:
come una fazenda:
la scalinata bianca (infine mi son quasi infilata in una casa privata ma non lo sospettavo!)
il trappeto (frantoio) e antichi oggetti d'uso d'una civiltà sparita:
La masseria, conosciuta anche come "Abbazia di San Lorenzo", risale al XII secolo e ha origine dall'insediamento rupestre di Lama di San Lorenzo. Sulla sinistra dell'edificio si impone una suggestiva torre merlata.
Nel XIII secolo divenne proprietà del monastero di Santo Stefano di Monopoli mentre nel XIV secolo passò a rendita cardinalizia. Fino al 1665 fu una grancia dell'abbazia dei monaci greci di San Nicola in Casole di Otranto.
Nel 1693 la proprietà passò al Cardinale Imperiale che vi edificò la chiesa introducendovi il culto di San Lorenzo Martire.
L'abitazione, costruita con tufo delle Murge, è collocata sulla destra della struttura ed è la parte più antica della masseria (risalente al Cinquecento). Di fronte alla casa del massaro vi è l'edificio di un antico frantonio del Settecento restaurato e sede del Museo dell'Olio d'Oliva, con vari strumenti della lavorazione olivicola, mentre alle spalle del palazzo c'è un antico agrumeto".
"la grande costruzione rurale comprendeva pure gli alloggi dei contadini, in certe zone anche solo stagionali, le stalle, i depositi per foraggi e i raccolti"
"Sorte sopra insediamenti rurali del VII-VIII secolo, anche in zone incolte, si fortificarono per difesa dalle incursioni saracene, pian piano divenendo dei veri e propri centri autonomi.
In seguito si affiancarono gli ordini religiosi che divennero feudatari con il controllo di territori vastissimi, garantendo alle popolazioni rurali sostegno spirituale e organizzazione dell’attività agricola.
Le campagne di Fasano, come tutte quelle dell'Altosalento, sono ricche di antiche masserie.
Si è cercato di classificare le masserie in cinque tipologie: torre-masseria, masseria con torre, masseria fortificata senza torre, masseria-castello, masseria senza fortificazioni.
Ma ogni masseria rimane comunque unica nel suo genere.
Una caratteristica importante delle masserie fasanesi è il frantoio-trappeto di tipo ipogèo, completamente scavato nella roccia.
Anche le chiesette interne sono dei veri e antichi gioielli, con decorazioni, affreschi, dipinti e reliquie antichissime"
Le masserie sono le tracce disseminate della ricchezza latifondista delle Puglie, certo era la ricchezza delle oligarchie, dei feudatari, dell'aristocrazia, della ricca borghesia ma al suo interno gravitava l'esistenza di altri ceti sociali, contadini, braccianti, artigiani facitori di manufatti,
La masseria che abbiamo visitato è di quelle fortificate con torre e chiesa e trappeto, che si può visitare quale piccolo museo a testimonianza storica della lavorazione dell'olio.
Oggi, come tutte le altre grandi masserie riconvertite ad altre destinazioni d'uso, lussuose residenze resort o più accessibili agriturismi, questa è adibita ai ricevimenti da matrimoni, con un certo stile misto tra lounge bar da fashion milanese e un assetto levantino iracheno, cioè coabitano la citazione d'un minimalismo raffinato declinato al bianco e un sentore di pacchiano quando l'esibitorio è esibito appunto a specchietto per le allodole!
i muri della masseria invece hanno dispensato una poesia mirata e ben allocata prestandosi a sfondi di autoritratti da fotomemoria molto autosoddisfacenti perché mi sono piaciuti! (e nella miriade di foto ammetto la rarità della cosa!)