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venerdì 11 gennaio 2013

"Cyrano" -Francesco Guccini-

"Cyrano"

(Francesco Guccini)

Venite pure avanti, voi con il naso corto, 
signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio 
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, 
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza 
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, 
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse 
col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, 
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco 
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti 
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, 
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese 
in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco 
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, 
le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita, 
voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito,
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, 
che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, 
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, 
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco 
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, 
per sempre tuo, per sempre tuo, 
per sempre tuo... Cirano






giovedì 6 settembre 2012

la notte tarda





la notte presto

notte tarda s'attarda
- sui papaveri-

haiku del 6 settembre 2012



io sono sempre stata come sono
anche quando non ero come sono
e non saprà nessuno come sono
perché non sono solo come sono

Patrizia Valduga, da Quartine

mercoledì 5 settembre 2012

certe sere


Pianura

Certe sere vorrei salire
sui campanili della pianura,
veder le grandi nuvole rosa
lente sull'orizzonte
come montagne intessute
di raggi.
Vorrei capire dal cenno dei pioppi
dove passa il fiume
e quale aria trascina;
saper dire dove nascerà il sole
domani
e quale via percorrerà, segnata
sul riso già imbiondito,
sui grani.
Vorrei toccare con le mie dita
l'orlo delle campane, quando cade il giorno
e si leva la brezza:
sentir passare nel bronzo il battito
di grandi voli lontani.

Antonia Pozzi


sabato 1 settembre 2012

agosto è andato...papaveri d'agosto restano










caro blogghettino mio tu languivi ed io distratta ti trascuravo
l'estate avanzava col suo carico di doni e detriti..alcuni doni sono stati sontuosamente elargiti come un'indimenticabile vacanza in Trentino in compagnia di amici del cuore in luoghi d'incanto: che potente rigenerazione che aria limpida che montagne rocciose che sentieri boschivi che scarpinate contente che incontri affettuosi che momenti conviviali che risate che vino che sguardi felici che tuffi gioiosi!

Agosto è andato, restano alcuni papaverelli miei, sigillo del mio agosto e alcuni haiku certo, che sto radunando!

intanto la bellezza ineffabile di queste parole che dedico ai miei amici del Trentino:


Salire

Saliremo sugli altipiani, 
dove vola la rondine dell'alba 
che bagna nelle fonti 
le ali d'oro 
ed intesse il nido 
sulle case immense 
dei monti. 
Saliremo sugli altipiani 
dove passan le nubi ad una ad una 
lente a fior della neve 
come velieri 
su di un lago pallido. 
Saliremo oltre i cembri, oltre i pini, 
dove si è soli sotto il cielo nudo, 
soli – se grida nel silenzio il vento 
il nostro nome 

19 dicembre 1933

Antonia Pozzi


....
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
Ed il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

25 agosto 1933

Antonia Pozzi, L'allodola


lunedì 28 maggio 2012

quanto è di campo questo papavero vero cara Wislawa!



Dico alla vita

Sei bella – dico alla vita – 
è impensabile più rigoglio, 
più rane e più usignoli, 
più formiche e più germogli.
Cerco di accattivarmela,
di blandirla, vezzeggiarla.
La saluto sempre per prima
con umile espressione.
Le taglio la strada da sinistra,
le taglio la strada da destra,
e mi innalzo nell’incanto,
e cado per lo stupore.
Quanto è di campo questo grillo,
e di bosco questo frutto – 
mai l’avrei creduto
se non avessi vissuto!
Non trovo nulla – le dico –
a cui paragonarti.
Nessuno ha fatto un’altra pigna
né migliore, né peggiore.
Lodo la tua larghezza,
inventiva ed esattezza,
e cos’altro – e cosa più –
magia, stregoneria.
Mai vorrei recarti offesa,
né adirarti per dileggio.
Da centomila anni almeno
sorridendo ti corteggio.
Tiro la vita per una foglia:
si è fermata? Se n’è accorta?
Si è scordata dove corre,
almeno per una volta?

W. Szymborska




quanto è di campo questo papavero vero cara Wislawa!

giovedì 26 aprile 2012

li ho visti




luminosi li ho visti
abbaglianti catturare la luce
librare il rosso
disperdere bellezza
scie rifulgenti
guizzi e lampi
riflessi e bagliori
rassicurare lo sguardo
oscillare nel vento,
animati animare




a quadrettini




pixelliamo sì
prendi un papavero: ora
a quadrettini


haiku del 26 aprile 2012

...

siamo fiori di robinia, spargiamo profumo tutt'intorno ai sentieri, mattina e sera
...

Walt Whitman, Foglie d'erba-


spargiamo il rosso tutt'intorno,
siamo papaveri, davvero selvaggi davvero delicati

 by me


mercoledì 21 marzo 2012

la primavera






la primavera
è un carrarmato evviva
la primavera


haiku, 21 di marzo 2012



La primavera
mi vuole complice ma
io le resisto

haiku del primo giorno di primavera - duemiladodici -







Erravo solo come nube

che alta fluttua su valli e colli,

quando a un tratto vidi una folla,

una schiera di narcisi muover a danza:

lungo il lago e sotto gli alberi

ne danzava nella brezza una miriade.

Lì presso danzavano le onde scintillanti,

in letizia dai narcisi soverchiate;

un poeta non poteva ch’esser lieto

in così ridente compagnia.

Mirando e rimirando, poco pensai

al bene che la vista mi recava:

ché spesso, quando me ne sto coricato,

senza pensieri, o pensieroso, i narcisi

mi balenano all’occhio interiore

che rende la solitudine beata,

e allora mi si ricolma il cuore

di piacere, e danza con loro.


William Wordsworth, Poesie 1798-1807







giovedì 16 febbraio 2012

chi non si è perso





Gli Angeli secondo Pasolini

La diversità che mi fece stupendo
e colorò di tinte disperate
una vita non mia, mi fa ancora
sordo ai comuni istinti, fuori dalla
funzione che rende gli uomini servi
e liberi. Morta anche la povera
speranza di rientrarvi, sono solo,
per essa, coscienza.
E poiché il mondo non è più necessario
a me, io non sono più necessario.

(La conoscenza è nella nostalgia.
Chi non si è perso non possiede)

di Pier Paolo Pasolini



venerdì 10 febbraio 2012

papaveri d'oggi che c'è vento Buriano - Son Buran Burian / il vento di tempesta/ dopo vien Blizzard! -







e la mancanza oggi faccia i conti altrove


Leonard Cohen - The Letters - Lyrics




haiku ventoso ai venti siberiani:


son Buran Burian!
il vento di tempesta
dopo vien Blizzard!


10 febbraio 2012


Leonard Cohen benedetto tu sia dove sei. La tua voce d'amore ci riscatta tutti

Faith Leonard Cohen





è uscito da poco l'ultimo cd Old ideas dopo otto anni da "Dear Heather" del 2004,

la tracklist:

Going Home
Amen
Show Me The Place
The Darkness
Anyhow
Crazy To Love You
Come Healing
Banjo
Lullaby
Different Sides


ci sono tutti in youtube


Leonard Cohen - Going Home (Old Ideas 2012)




Amo parlare con Leonard
E' uno sportivo ed un pastore
E' un indolente bastardo
Che vive in un abito


Dira' queste perle di saggezza
Come un saggio, un uomo lungimirante
Sebbene sappia che non e' nient'altro
Che una laconica elaborazione televisiva



Leonard Cohen - The Darkness (Old Ideas 2012)



(Darkness era già stata presentata durante l'ultimo tour)


Leonard Cohen - Show Me The Place [2012]




Leonard Cohen - Amen (+Lyrics)




Dimmi ancora, dimmi e ridimmi
Dimmi che mi amerai e poi
Amen, amen, amen, amen.



Leonard Cohen Crazy To Love You




Leonard Cohen - Different Sides




Leonard Cohen - Come Healing




Leonard Cohen - Banjo




Leonard Cohen Anyhow




Leonard Cohen Lullaby




quanto ho racimolato in rete,

una recensione firmata Slang:

"Non ho futuro, so che i miei giorni sono pochi, il presente non è poi così piacevole, solo un mucchio di cose da fare". Lo citeranno in molti, questo verso tratto da «The Darkness», parlando del nuovo album di Leonard Cohen: perché è lì che in poche, fulminanti parole, sembra condensarsi il senso di questo dodicesimo capitolo in studio della sua discografia. Un disco che, ascoltato alla luce dei 77 anni compiuti lo scorso settembre dall'artista canadese, finisce inevitabilmente per assumere la fisionomia di un bilancio struggente ed amaro, di quelli che prima o poi toccano a tutti. Cohen non era del resto certamente il tipo da sottrarsi alla resa dei conti: ed infatti eccolo qui, reduce dal periodo forse più commercialmente positivo della sua carriera, a definirsi poco più di un «pigro bastardo» («Going home»), a confessare di aver amato «come uno schiavo» («Show me the place»), ad annunciare di aver ormai contratto la malattia dell'«oscurità». E' vero, è in fondo il solito Leonard: quella voce unica, quel sound senza pari, quella saggezza…


Maturando”, ha detto Cohen al ritiro del Premio Principe de Asturias per la letteratura, “ho capito le istruzioni per l’uso che accompagnavano la mia voce. E queste istruzioni prevedono di non lamentarsi mai in modo casuale. Se proprio bisogna esprimere la grande, inevitabile sconfitta che attende ognuno di noi, bisogna almeno farlo rimanendo entro gli stretti confini della dignità e della bellezza”.


"Io non scrivo canzoni, solo poesie che corteggiano la musica. Ma ho sempre l'impressione di raschiare il fondo del barile, di essere, per dirla con Yeats, lo straccivendolo del cuore"


da un'intervista a Repubblica:(21 genn 2012)

I suoi concerti hanno richiamato un pubblico degno di un idolo pop. Merito della musica o della poesia?

"La poesia viene prima di tutto. Solo raramente i versi diventano canzoni. Per buona volontà di amici o della mia compagna Anjani (Thomas)".

Era un passo quasi obbligato, la sua manager le aveva rubato cinque milioni di dollari lasciando il suo conto a secco mentre lei era nel monastero di Mt. Baldy.

"Non sempre scrivere è un lusso, qualche volta è una necessità. E le assicuro che il poeta non vive in una comfort zone in quest'epoca in cui si parla per slogan. Sono rimasto il Leonard che ero. Non hanno sempre detto che le mie canzoni sono autoindulgenti e mosse da un istinto suicida? Me l'ha ripetuto anche Patrick Leonard quando ha letto il testo di Going home. Come dargli torto? E' un soliloquio".

Otto anni per dieci nuove canzoni sono tanti.

"Non ci sarebbero state neanche queste se la recente tournée non avesse rimesso in moto le energie. L'entusiasmo del pubblico mi ha illuminato. E ringiovanito. Non capisco perché ho aspettato 15 anni. Ero diventato come Ronald Reagan negli anni del declino. Ricordava di aver avuto una buona parte, quella di presidente in un film; io ricordavo a malapena di essere stato un cantante. Quanto alle composizioni... vorrei poterle dire che la mia casa trabocca di manoscritti, che ho così tante idee da avere ogni volta l'imbarazzo della scelta. Non è così. Sono un poeta scoraggiato, ho sempre l'impressione di raschiare il fondo del barile, di essere, per dirla con Yeats, lo straccivendolo del cuore. La poesia è un processo misterioso, inspiegabile, incontrollabile, pericoloso anche; dipende da una certa grazia, dall'illuminazione del momento. E se indugi troppo, rischi la paralisi. Ho un'idea alla volta. E su quella posso lavorare un'eternità".

Ad esempio?

"Hallelujah, una bella canzone che hanno cantato in troppi. E' stata sulla scrivania per quattro anni. Alla fine aveva ottanta strofe".

Ora che ha riscoperto la vita on the road ci sarà un nuovo tour?

"Vede, per conservare questa voce devo fumare moltissimo. Cosa che ho fatto ininterrottamente da quando ho lasciato il mio rifugio zen (nel 1999). Ho quasi 78 anni, potrebbe essere pericoloso. Però se smetto rischio di diventare un soprano".

Ha una compagna di 25 anni più giovane, ma la sua reputazione di tombeur de femmes resta proverbiale. Ci sono ancora ventenni che l'aspettano dopo i concerti.

"Alla mia età è un sollievo avere una certa reputazione con le donne, così non devi perdere tempo in interminabili preliminari".

Com'è finita con Federico Garcia dopo quel primo "incontro" a Montreal?

"Ho mantenuto con lui una relazione intima - mia figlia si chiama Lorca (a febbraio è diventato nonno, Lorca Cohen, 36 anni, ha avuto una bimba, Viva Katherine, da Rufus Wainwright, ndr). Le cose che scopri da adolescente ti restano attaccate addosso. Yeats e Lorca erano poeti che capivo al volo - ci ho messo anni per penetrare i sonetti di Shakespeare".

Fu qui a Londra che prese forma il suo primo romanzo.

"Sì, nel quartiere di Hampstead, era il 1959. L'affittacamere, una signora burbera, mi chiese: che lavoro fa? Lo scrittore. Quante pagine al giorno scrive? Tre. Ok, la controllerò ogni giorno, se non saranno tre finirà in strada. Così nacque Il gioco preferito (1963)".

Che ha in mente per il futuro?

"Le rispondo con i versi di Darkness: 'Non ho futuro / So che ho i giorni contati / Il presente non è così piacevole / Solo tante cose da fare / Pensavo che il passato mi sarebbe bastato / Ma l'oscurità ha inghiottito anche quello'".

E' tempo di riconoscimenti: il New Yorker ha messo in streaming Going home; la Random House lo ha inserito nella collana Everyman, in buona compagnia con Byron e Keats; la Spagna le ha conferito il Principe de Asturias, il più alto riconoscimento letterario; una giuria formata tra gli altri da Bono, Salman Rushdie e Paul Simon le ha assegnato a nome del Pen New England il "Song lyrics of literary excellence"...

"... insieme a Chuck Berry. Che soddisfazione! Vorrei aver scritto io il verso "Roll over Beethoven and tell Tchaikovsky the news"".



lunedì 6 febbraio 2012

Non incolpo la primavera





Addio a una vista


Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.


Wislawa Szymborska da "La fine e l'inizio"



non incolpo la primavera


domenica 5 febbraio 2012

" ascolta come mi batte forte il tuo cuore" Versi di Wislawa Szymborska





splendido Roberto Saviano stasera da Fazio a Che tempo che fa.


Che Tempo Che Fa - Saviano ( Presentazione Libro ) - 05 02 2012




Lui ragazzo di passione di cuore di intelligenza emotiva parla di poesia con una autorevolezza che i critici veri non potranno mai acquisire in nessuna università del mondo,

parla della Wislawa Szymborska e come ne parla! un fascio di emozioni in fieri, nella parola vitale, nel corpo vivo vibrante della parola, nella vulnerabilità dell'atto del trasmettere. Commovente. Puro palpito.

Lui Roberto Saviano è un bene dell'Italia e lo sento come erede di Pasolini.

Lui in tutto quello che fa ci mette la vita la sua vita palpitante e vera


"non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo
ascolta come mi batte forte il tuo cuore"


dalla poesia Ogni caso, di Wislawa Szymborska


il disegno di papaveri in aspirazione di primavera è dedicato a Roberto Saviano appassionato di poesia

e gli dedico il magnifico brano Hurricane di Bob Dylan (un live del '75, un giovane bellissimo Bob)


Bob Dylan - Hurricane - 1975 Live




e il trascinante Neil


Neil Young - Like A Hurricane





giovedì 2 febbraio 2012

papaveri a due donne che hanno fatto grande la storia delle donne. A Wislawa Szymborska. A Christa Wolf





Quello che non c'è nei diari


Quello che non c'è nei diari: in realtà
com'è trascorso il tempo.

Un ingranaggio che scatta nella testa. Una voce nell'orecchio
che conta con te. Uno due tre quattro cinque sei sette.
Oltre le cifre e l'ascolto di quella voce
e molte alte, la vita è trascorsa e l'erba
è cresciuta senza che noi l'udissimo.


Quanto si è logorata la voce. Da quanto
non si accorda coi puri canti di un tempo.

Non fare storie -
E io non ne ho fatte
Sto disimparando a fare storie.

Christa Wolf, Quello che non c'è nei diari, traduzione di Anna Chiarloni e Ida Travi


e, dalla testata di un blog caro di una cara amica blogger prendo queste meravigliose parole perché abbiano maggior divulgazione. Sono toccanti:

Prima di addormentarmi penso che di giornate come questa è fatta la vita. Punti che alla fine, se abbiamo avuto fortuna, sono congiunti da una linea. Ma penso anche che possono disgregarsi in un accumulo insensato di tempo passato, e che solo un costante, fermo, sforzo dà senso alle piccole unità di tempo in cui viviamo...


Christa Wolf- da "Martedì 27 settembre" 1960 in Sotto i tigli-Racconti, edizioni e/o- Roma 1986






ti ringrazio cuore mio
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio
per innata diligenza

....

Wislawa Szymborska


Il vecchio professore

....

Gli ho chiesto del giardino e della sua panchina.
Quando la sera è tersa, osservo il cielo.
Non finisco mai di stupirmi, tanti punti di vista ci sono lassù
-mi ha risposto.

Wislawa Szymborska


"la memoria finalmente ha quel che cercava"

Wislawa Szymborska




...
alla domanda di chi la colpa,
nulla, solo il silenzio.
Incolpevole il cielo, circulus coelestis
incolpevole la terra nutrice, terra nutrix
incolpevole il tempo, tempus fugitivum
...
e l'osservatore che guarda con il binocolo,
in casi come questo,
homo sapiens innocens

"Avvenimento" Wislawa Szymborska


‎"la gioia di scrivere / il potere di perpetuare"

con le tue parole sì belle, ciao Wislawa Szymborska,






giovedì 26 gennaio 2012

Oggi le parole di Vittorio Lingiardi hanno congiurato coi papaveri





Vittorio Lingiardi, col poeta che sei, mi sono imbattuta ieri,

sapevo che eri psicoanalista ma non delle poesie, il caso ieri ha deciso l'incontro,

alle sei di pomeriggio, per una segnalazione, andiamo da feltrinelli a sentire Eugenio Bennato che presenta il suo nuovo cd "questione meridionale" con una bella ragazzadonna che canta recita balla la taranta, io me ne sto appoggiata ad una colonna provvidenziale!

a fianco c'ho l'espositore girevole quello dei libri a millelire e la mano va, sa dove andare, segue una via e pesca, l'unico -ho poi verificato che era l'unico, "La confusione è precisa in amore" Vittorio Lingiardi,appena edito -prima ediz gennaio 2012,

Lingiardi Vittorio, ho presente il tuo nome, ho un tuo manuale di psicologia sulla personalità e i suoi disturbi,

prendo il libricino con quel piacere immediato tattile del palpeggiare, lo apro, lo leggo avidamente,

il bello è che riesco a leggere, appoggiataallacolonna moltofrancescabertini!, a sentire la musica di Bennato, l'intervista che gli fanno, a scattare foto col samsung, ad accennare movimenti di taranta, a farmi gli autoscatti. Quando ho questi raptus d'intensa maniacalità come sto bene! sono io papaverina me!

e poi la bellezza di condividere! è come un corso torrentizio che non puoi arrestare, che scorre gorgoglia, trascina e va! inarrestabile energia pura,

tutto il giorno è stato benedetto dalla tua forza illuminante, parola lingiarda confusa e precisa, più precisa che confusa e ugualmente più confusa che precisa!

l'omaggio è alla tua umanità vulnerabile poetica di per sé, alla scia evocante, alla chiamata inconscia, alla traccia volitiva di testimoniare l'esistenza della voce di poesia, canto privatissimo ambizioso di pubblico, all'eco sperduto e desiderante, al lumicino accanito che si fa torcia spietata, al cenno dialogico di io e tu, alla memoria sopita affiorante, allo sconosciuto che scalpita per esserci, alla cordata disperata ottimista, al battito d'ali d'ogni forza psichica, al respiro fisico di porgere passo e gesto


Amica del cuore
posso chiamarti amore?


Dove credi di andare?
io sono quello che ti ha spezzato il cuore.



Non potrei vivere
Senza lo scambio termico
Senza tenerti i sogni nelle mani.
Sai tu la mia temperatura
Tu sei il maestro del tempo di cottura.



Mi piaccion le persone chiare
percorse da sguardi trasparenti
persone che coniughi in "amare"
con un vago sorriso in mezzo ai denti.



Ha scapole fragili
e pazienza negli occhi
il bambino che mi ha morso il cuore.
Non si cura di me
ma sa fare miracoli.
Come una piuma
un polline di tiglio
vola allegro nel cielo.
E' biondo come il miele di castagno
ha gli occhi scuri come un campo arato.
Mi bagna i polsi con la sua saliva:
cura così la voglia di morire.


Il desiderio è l'attesa del mare,
aspettarlo arrivare



Dicono altera, che sei ossidiana nera.
Invece un fiore sei che s'apre e chiude
perfetta mente, come una cerniera.



Ti penso come lo potrebbe fare il vento
con rabbia, foglie al cielo, accanimento.



Gli galleggiano sul viso
occhi e sorriso.
Come barche attardate sul mare
luminose lampare.



Dobbiamo cercare sepoltura
nel volo delle rondini
in quello magro di cicogne al nido
trasfigurare i sogni
la nostalgia.
Abituarci a nuovi paesaggi
perderci tra le rupi
ricercare il battito
l'argento degli ulivi.



Di te ricordo i baci
unici luoghi di rifugio per il mio cuore in corsa


E' inverno ormai
fa molto freddo.
Ne facesse abbastanza
per congelarci il cuore



Eri un po' pallida
quando sei andata via.
Aristocratica napoletana
bel caso d'isteria


...
Non siamo qui per caso
La confusione è precisa
in amore.



grazie a te! Vittorio Lingiardi, ti spiace mica che offro le tue parole ai miei amici?


tutte le tue poesie, da " La confusione è precisa in amore" Gransasso Nottetempo -2012-



come una cerniera






Dicono altera, che sei ossidiana nera.
Invece un fiore sei che s'apre e chiude
perfetta mente, come una cerniera.

Vittorio Lingiardi




l'attesa del mare






Il desiderio è l'attesa del mare,
aspettarlo arrivare.

Vittorio Lingiardi



come potrebbe fare il vento






Ti penso come lo potrebbe fare il vento
con rabbia, foglie al cielo, accanimento.

Vittorio Lingiardi



occhi e sorriso






Gli galleggiano sul viso
occhi e sorriso.
Come barche attardate sul mare
luminose lampare.


Vittorio Lingiardi

mercoledì 25 gennaio 2012

Il rosso del papavero. Non siamo qui per caso





...
Non siamo qui per caso.
La confusione è precisa
in amore

Vittorio Lingiardi


Dobbiamo cercare sepoltura
nel volo delle rondini
in quello magro di cicogne al nido
trasfigurare i sogni
la nostalgia.
Abituarci a nuovi paesaggi
perderci tra le rupi
ricercare il battito
l'argento degli ulivi.

Vittorio Lingiardi


 
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