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martedì 8 novembre 2011

papavero & Leonard Cohen, The Gypsy's Wife





Il mandolino

amato strumento struggente

per la tenerezza

e la nostalgia,

uno dei nostri simboli identificativi (chissene della pizza),

il mandolino, toccante e bellissimo in questo brano (e anche il clarinetto):


Leonard Cohen, The Gypsy's Wife,





(che magia)



martedì 22 febbraio 2011

"perchè sta succedendo qualcosa e tu non sai cos'è" Ballad of a thin man di Bob Dylan


























Cause something is happening
An' you don't know what it is
Do you mister Jones?

Perchè sta succedendo qualcosa
E tu non sai cos'è
Non è vero mister Jones?



dedicated my hands

to rain
to clap
to cheer
to applaud
to touch



Bob Dylan - Ballad of a thin man




mister Jones?

mister Jones!


venerdì 14 gennaio 2011

Mulo e papaveri. Haiku "sotto la neve"





( l'immagine di Jimi Trotter, papaveri & haiku by me)


sotto la neve
papaveri in attesa
legame antico




( augurio alla continuità, conferma, anche radice, stupore, sentire )


l'immagine del mulo mi ha esercitato un'irresistibile attrazione e se ci penso lo so bene, scatena fili su fili di pensieri associativi, Rigoni Stern la durezza del gelo e della vita a contatto del gelo (e non soltanto nella fisicità) le novelle di Tolstoj che della neve sanno il tragico e il sacro (e in particolare una bellissima strepitosamente commovente e struggente, Padrone e servitore) la magia di neve, tutta e sempre (Maxence Fermine, pietra miliare) il mulo questo sconosciuto! che mi fa simpatico, grande ibrido nel segno di tenacia, ha mescolato in sé due serie di qualità, testimone alla caparbietà ( e non si potrebbe dire di determinata ostinazione alla sua ragione identitaria?) mulo recalcitrante quanto mi piaci che recalcitri all'attrito, e l'uomo di spalle piegato anche se in piedi alla legge del ruolo (chi è più bestia tra i due?)

la rete di papaveri è venuta spontanea, come una catena chimica del rosso, ostinata anch'essa come il mulo ad esserci a sfidare a continuare a riprodurre ancora tutto il gioco pulsante della vita rossa come un caldo fiotto, spontaneità dell'atto di fiducia alla natura


domenica 9 gennaio 2011

L'avventura blog fa sorprese inaspettate! In dono da un angelo un ritratto a dir poco magnifico! e per magia d'un piopponero





essere scovati ed essere usati è il meglio che possa capitarci,

tante volte mi dico ciò ringraziando subito in cuor mio la bellezza mobile del pensiero di Winnicott,

della mia fiducia nella potenzialità espansiva di questo percepire, sono ripagata adesso con un dono inaspettato, sotto il segno improvviso del tratto di bellezza che ha il gesto oblativo e la dolce leggerezza della gratuità, odor di tracce che espandono davvero il cuore di chi riceve ma anche di chi dona,

uno sconosciuto amico che si chiama Jimi ma non a caso anche Angelo, mi scova attraverso la traccia d'un pioppo nero e si sintonizza sul mio legame d'affettività con questo poderoso albero,

lui Jimi disegna da dio e si vede bene nella sua mano agire la maestria e il cuore, e cogliendo il mio impeto verso il mistero della possanza di questo grande albero, mi appioppa un'essenza di laurità-papaverità! mi raffigura bella e quanto gliene sono grata! che piacere ne ho, mi fa bene perché mi ricollego a quando ero più giovane e più avvenente d'ora, spesso e volentieri intenta a rimuginii sulla caducità,

e poi mi viene suscitato un grappolo di nessi che mi rallegrano mi stupiscono mi avvinghiano,

intanto il riferimento al mito, ad una pagina del mito greco che non sapevo, alla vicenda delle sorelle Eliadi, figlie di Elio (il Sole) e dell'oceanina Climene, sorelle del dio Fetonte.

Quando il fratello morì cadendo nel fiume Eridano, iniziarono a piangere senza sosta, tanto che le loro lacrime si tramutarono in ambra e loro stesse si trasformarono in pioppi.

I loro nomi ed il loro numero varia a seconda degli autori, tra loro si possono citare: Astride, Dioxippe, Egle, Elie, Febe, Fetusa e Lampezia
.

siccome il mito anch'esso ha radici e propaggini di patrimonio filologico e di scorrimento a non finire di elementi narrativi questa pagina si lega a sua volta alla localizzazione del fiume Eridano e alla sua identificazione nel Po e con una connessione occidentale tra la vicenda di Fetonte e l'Eridano ci ritroviamo nell'Adriatico greco e nel delta padano (le fonti: Fetonte, Euridipide / Eliadi, Eschilo / Esiodo, Teogonia) ed alla leggenda dell'ambra per ipotizzati traffici attici a favore della via padana.

dunque una tragedia di metamorfosi e dire della trasformazione perturba sempre per la sua doppia natura di essere avvincente e terrificante, si desidera cambiare e se ne ha una paura fottuta, nel mentre che il mutamento continua a riguardarci indifferente al nostro consenso che sia volente o no,

sulla psiche ciò ha effetti smisurati, tutto si dinamizza e tutto si complica ma è sempre potentemente così nel rimando alla coppia degli opposti di vita e morte, di fine e rigenerazione,

allora, in un momento mio peculiarmente intimo in cui m'appropinquo all'opportunità imminente d'un cambiamento mi scende in aiuto il soffio ineffabile d'una pagina mitologica, non è un regalo anch'esso?

mi sgorga un haiku, ora:


il pianto ambrato
da radici cordiali
sgorga ed inonda

ed il rimando alla fusionalità, altra vicenda interiore d'appartenenza, con la sua dolce promessa e la sua insità terribilità, anche qui son punta sul vivo d'una raggiera di emozioni,

poi le radici, ne ho fatto una tag apposta per spiegare in primis a me il loro senso; con la mia amica Ninetta ci diciamo talvolta delle radici e dei voli assieme, che conviene siano accoppiati e sempre compenetrati giacché vicendevolmente si acconsentiranno,

chi segue papavero di campo e le sue passioni dichiarate sa già del fascino accorato che l'universo albero esercita su di me e su di noi, ché siamo tante e tanti ad amarli questi preziosi alleati!,

riflettendo sulla necessità dell'analogia, sull'avere nostra alleata la promessa poetica della metafora,

sono a citarmi, le radici come

"l'attingere incessantemente a nutrimenti invisibili"

"fonte di ricchezza interiore"

"quale forza insopprimibile della vita"

"sono rapita dalla possanza tacita e sovrastante dei radicamenti, dall'intrico delle barbe succhianti, dal viluppo come rete neuronale di radici che avranno forse ispirato Dorè per dare corpo al viluppo delle anime dannate"

e riporto ancora qui, non posso non farlo, la vibrazione che si ricava nell'accostarsi allo splendore di questa poesia di Antonia Pozzi,


Radici

Gronda di neve disciolta
la casa. Trasale
l’anima al tonfo delle gocce fitte.

Così sfacendosi
dolorano le cose.

Ma lontano,
oltre i veli del sole e gli insicuri riflessi,
oltre il trascolorare delle ore,
vive un esiguo mondo
d’erba e di terra.

Radici
profonde nel grembo di un monte
a Primavera votate
si celano.

E conosco
io sola
il nome d’ogni fiore
che fiorirà,
la luce ed il pezzo di zolla
in cui prima riappaia la tenera
esistenza delle foglie.

Radici
profonde nel grembo di un monte
conservano un sepolto segreto
di origini -
e quello per cui mi riapro
stelo
di pallide certezze.

Antonia Pozzi



per tutto ciò come non sentirmi onorata dello splendido ritratto che mi ha fatto Jimi Angelo Trotter ? che due giorni fa ha avuto la meravigliosa idea di aprire un suo blog e di condividere il suoi lavori artistici,

un'occhiata sarà sufficiente a vedere la sapienza del suo tratto, la ricchezza visiva d'una pittoricità gestita ad altissimo livello che subito fa scattare un'affascinante scia di attivazione dell'attivita d'immaginazione e di evocazione,

grazie! lo accolgo quale inaspettato gradevolissimo omaggio e grata, Jimi come un amico ti ringrazio!


"Le Eliadi
per molti mesi, versarono lacrime per il fratello sulle rive del fiume.
Gli dei mossi a pietà le trasformarono: i piedi divennero radici, le braccia rami, i corpi tronchi e i capelli fronde. Diventarono pioppi
."


martedì 6 ottobre 2009

Radici fatate di alberi fiabeschi. "Radici conservano un sepolto segreto" da Radici di Antonia Pozzi










































Radici

di Antonia Pozzi


Gronda di neve disciolta
la casa. Trasale
l’anima al tonfo delle gocce fitte.

Così sfacendosi
dolorano le cose.

Ma lontano,
oltre i veli del sole e gli insicuri riflessi,
oltre il trascolorare delle ore,
vive un esiguo mondo
d’erba e di terra.

Radici
profonde nel grembo di un monte
a Primavera votate
si celano.

E conosco
io sola
il nome d’ogni fiore
che fiorirà,
la luce ed il pezzo di zolla
in cui prima riappaia la tenera
esistenza delle foglie.

Radici
profonde nel grembo di un monte
conservano un sepolto segreto
di origini -
e quello per cui mi riapro
stelo
di pallide certezze.


la parola poetica amplifica l'immagine, vestendola di significato appannandola di sembianza di sogno, rischiarandola oppure oscurandola,

scatto foto nel bosco e sono rapita dalla possanza tacita e sovrastante dei radicamenti, dall'intrico delle barbe succhianti, dal viluppo come rete neuronale di radici che avranno forse ispirato Dorè per dare corpo al viluppo delle anime dannate e avranno forse suggestionato Tim Burton per le sue visioni filmografiche d'inconscio fiabesco.

Penso pure al tremendo inquietante conturbante ultimo film di Lars Von Trier "L'Anticristo", alle stupende suggestive immagini del bosco fatato e maligno di cui ha voluto adornare una narrazione rigurgitata sia dal suo ossessionato paiolo d'inconscio personale che da quello collettivo dell'immaginario di tutti quanti.

La natura ci sovrasta (ah proprio ieri sera ho visto Into the wild di Sean Penn ed è una riconferma lampante della natura amorale energetica dei luoghi che sovrastano la piccola inquieta drammaturgia mentale di un fragile imperfetto essere chiamato uomo)

 
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