Visualizzazione post con etichetta Prassi e discorso in cucina: Ode al pesce azzurro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Prassi e discorso in cucina: Ode al pesce azzurro. Mostra tutti i post

mercoledì 10 novembre 2010

Askos Il Gusto Etrusco a San Vincenzo -Li- Paolo Orazzini all'opera. Come si sfiletta una palamita














ha una schiettezza Paolo che mi piace, un passo suo fuori da frenesie tarantolate di tempi moderni, una pratica in cucina di passione incanalata a far le cose di tradizione, con la fierezza della coerenza al gusto etrusco, una fedeltà riattualizzata certo che altro non vuol dire che stai facendo i conti, adesso, con le identità di gastronomia del tuo luogo d'appartenenza, quello dove sei radicato e che ti ha forgiato nel modo di parlare e di pensare di operare e di sentire,

schiettezza toscana del dire pane al pane con quella sicurezza che ti viene dai secoli per l'effetto d'una benedizione genetica e territoriale a garanzia del tuo legittimato esistere e persistere nella bella e buona creanza della tua cultura d'appartenenza,

Paolo, di qua e di là invitato agli appuntamenti della visibilità del gusto, laddove presenziare valida il tuo esistere, nella rosa dei confronti con gli sperimentatori più arditi (quelli dei sifoni e dell'azoto), alla fine conquista tutti con la sua cucina salda, che non si scosta da pochi criteri fondanti, il prodotto genuino, la semplicità d'elaborazione, l'identità accertata e garantita e caso mai una suggestione d'interpretazione oggi nel rifarsi ai vecchi codici del passato, per dirne una, i suoi affettati di mare sono fatti con le stesse procedure che già sua nonna padroneggiava però si concede lo sghiribizzo di cimentarsi con una cheese-cake di palamita che ha riscosso un tal successo costringendolo a rivelarne il segreto persino ai ristoratori concorrenti,

mi piace di Paolo l'estemporaneità, l'essere capitata già in ora avanzata nel suo ristorante e insieme decidere cosa ci allestirà,




non facciamoci venir l'ansia, come accade a due avventori che prima ancora di assettarsi richiedono, meglio sarebbe dire pretendono, una velocità di servizio esecutivo, al punto da costringere la dolce Betty, la consorte di Orazzini, ad invitarli a soddisfare prontamente la loro fame presso un vicino bar!

mi piace andare in cucina e vedere le palamite che il giorno prima Paolo è andato di persona a procurarsi ad Orbetello e vederlo all'opera mentre sfiletta la palamita che cuocerà per noi ed imparo che c'è una parte non buona che va tolta,

e che per via delle nostre ciacole in cucina, passa il tempo di cottura della pasta, ma che problema c'è? se ne butta dell'altra!

ecco quali sono le impagabili cose che romanticamente cucinano un pastobuono, altrimenti tradotto in lingua energetica è quando vibra un'attenzione e si risveglia una cordialità e s'instaura un'affettività, proprio le corde che risuonano all'empatia papaverina, che non sa che farsene dell'ambiente paludato, delle prosopopee ingessate di certi posti di regime modaiolo dove, dio-ce-ne-scampi, t'infliggono nel piatto delle schiumette a bava di lumaca!

il palato infine il grande esigo-esigo, non è rimasto insoddisfatto!

il nostro buon mangiare sì è così configurato:

gli affettati di mare









la buzzonaglia, l'intruglio di bontà inimmaginabile







le linguine in bianco con la palamita e scagliette di bottarga di palamita (un'esclusività giacché autoprodotta)






il filetto di palamita in forno coi canonici odori dell'arrosto, con aglio e ramerino





la canapese








giusto menzionare che da Paolo ho anche appreso dell'esistenza della farina di canapa (di farina e semi) con cui la Betty ha confezionato la "canapese" - facendo il verso alla caprese, un minitortinomuffin con questo nuovo sapore pastoso-appinolato che mi piace un sacco ricchissimo di tutte le sue tipicità organolettiche, che vorrò lestamente procurarmi per sperimentarlo nell'alchimia dolce.


-quando ho conosciuto Askos-


ASKOS Il Gusto Etrusco
Via Vittorio Emanuele 10,
57027 San Vincenzo -Li-
Tel.0565-704651


giovedì 29 luglio 2010

Abruzzo. Ricetta di mare. Piccole palamite e cicale pescate nel Mar Adriatico

prima:






e dopo:







a riequilibrare una serie di inviti a pranzi e cene, mi faccio venire voglia un giorno di cucinare,

andare dal pescivendolo dalle mie parti è di sicura soddisfazione, il pesce è pescato nel mare di fronte, è un pesce piccolo, ha prezzi quasi irrisori,

l'affabilità del pescivendolo, nel mio caso, ci sono due pescivendole, ben disposte ad accontentarti e pulirtelo il pesce persino quello piccolo da frittura, incredibile vero?

vedo sul banco delle piccole palamite (ad un prezzo di tre volte inferiore a quello del mercato di San Lorenzo a Firenze) e subito m'accendo di entusiasmo, loro, le venditrici si sorprendono, aggiungendo "qui non va molto, non lo capiscono e non lo piglia nessuno" ma come? m'indigno! un eccellente pesce azzurro! "pensa che è pescato da noi in alto mare abbiamo le nostre barche lo sa?" sì certo mah si vede che qui sono abituati bene fin troppo bene dico per chiudere,

vedo le panocchie (o pannocchie) (o canocchie certo) insomma le cicale di mare rovesciate sul dorso con le loro mille zampettine all'aria a fremere di rabbia e di impotenza chissà, son vive vive,

una delle due mi dà la dritta di praticare un taglio sul dorso della panocchia e di farcirla con pangrattato e aromi, io le rivolgo un sorriso ma non sto a dirle che con me sfonda una porta aperta, l'idea di farcire il pesce per me è di default!

così procedo:

preparo una farcia di pangrattato, aglio senza abbondare e basilico che infilo nei tagli su dorso delle palamite e nell'incisione dorsale delle cicale,

non sto ad esagerare con gli aromi perché non voglio dissenso da mia zia, che ancora implacabile si premura di ripetermi d'un pollo da me cucinato a suo dire troppo carico di profumi,

ah ma io mica incasso e taccio, no, non mi par vero di farle notare che guarda caso esiste qualcosa d'altro oltre al duo di prezzemolo ed aglio, ma qui funziona che hanno certezze di granito e nessuno potrebbe scalfirle venisse pure lo chef degli chef a confutarle, loro (loro chi? ma loro certe zie di mia conoscenza) gli fa un baffo e fanno sicure e radiosamente ostinate come sempre hanno fatto, continuerebbero per trecent'anni, il guaio, il guaio vero è che non avvertono neanche alla lontana un vago bisogno di variante! e che gli fai? un po'le strapazzo pigliandole sadicamente in giro alla fine, in casa loro, piego il capo alla coccia più dura!

in teglia da forno, su carta da forno, irrorato il fondo di abbondante olio e in minor quantità di vino bianco (trebbiano)per circa 30 minuti tutti a 200 gradi,

questa ricetta vivaddio è andata bene risultando approvata ed apprezzata,

ah dimenticavo, buttando un'occhiata fuori scruto una pianta di giovane alloro e qualche fogliolina qua e là è ovvio che la metta,

l'alloro si sa in tutto ciò di culinario salato che vada in forno, ci sta d'incanto, fa il suo dovere regale e rilascia il suo segreto profumo principesco!



venerdì 9 luglio 2010

La palamita è un canovaccio : recita a soggetto col peperone





la palamita ben drogata come pare e piace -io ho la fitta del trito aromatico d'erbe ed aglio fresco,

stavolta recita a soggetto del peperone,

le belle falde carnose rossarancio e verdegiallo debbono cedere il prezioso succo nella cottura in forno e di poi far compagnia alla pietanza in piatto mirando all'applauso finale



giovedì 8 luglio 2010

Ode al pesce azzurro. Squisitamente sgombro. Due sgombri sfilettati con farcia aromatica in forno






















occorrono:

due sgombri;

farcia aromatica composta da:

aglio fresco
basilico
salvia
rosmarino
maggiorana
timo
dragoncello
menta
scorza di limone (aerea sottile alla microplane)

aceto di riso (Kikkoman for sushi)
polvere di cumino
pangrattato,

esecuzione:
-sfilettare gli sgombri con un tagliente coltello all'uopo (ho usato quello di ceramica giapponese);

comporre la farcia unendo al pangrattato il trito di aglio ed erbe aromatiche, aggiungere il cumino, qualche cucchiaio (3 o 4 tutti) di aceto di riso;

in una teglia rettangolare con fondo di ceramica, versare i liquidi (olio, aceto di riso, uno o due cucchiaini di salsa di soia Kikkoman, un filo di vino bianco ed uno di Mirin (liquore giapponese di riso) amalgamare;

adagiare i filetti di sgombro e ricoprire con la farcia aromatica,

cuocere in forno ad alta temperatura, controllare che la superficie non annerisca caso mai coprendo, se occorre, con un foglio di carta d'alluminio,

a doratura croccante stop al forno,

porzionare,impiattare,

ho accompagnato con mature albicocche per via che la cessione d'acidulo fa l'effetto sorbetto che ripulisce gradevolmente palato e lingua nel mentre si consuma la pietanza.

Di grand'effetto, culinario ed estetico.

Vino Pinot grigio delle terre natìe.





 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.