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giovedì 13 marzo 2014

"only lovers left alive" di Jarmusch

il tema dei vampiri -che risulta tanto attrattivo per gli appassionati della tipicità del genere con gli inevitabili rimandi d'obbligo a Bram Stocker, a Carmilla di Sheridan le Fanu, al Nosferatu di Herzog- non mi trova tra i suoi cultori, ma Jarmusch mi piace ed è suo uno dei miei films preferiti in assoluto, per questo ho visto il suo "only lovers left alive" del 2013. E poi mi piace Tilda Swinton e lei c'e più diafana e più iconica che mai.
Alcune considerazioni, di natura ambivalente, da una parte mi chiedo a che serva un film di questo tipo? accresce conoscenza? semina suggestione? è un altro tributo al tema, a chi gradisce al punto da farne un ennesimo cult? e dall'altra è inevitabile riconoscere che Jarmusch ci sa fare come cineasta e il suo film ha tutti gli attributi per divenire quel tipico esito di nicchia dark.
Ci sono tutti gli ingredienti per chi ne voglia fare un godimento formale, estetico, estetizzante. Le atmosfere fascinose dandy e vintage. i colori saturi delle riprese notturne nelle ambientazioni a Tangeri, a Detroit, città decaduta e deserta e museale quanto una scenografia di maniera. La bellezza languida perfettamente calzante di Tim Hiddleston in esatta analogia gemellare a quella di Tilda Swinton. Loro i due vampiri lovers, sono romanticoni persi, in connubio letterario e di cultura travasata e perpetuata nei secoli. Lei è tecnologica e lui è maliconico e depresso, ma ambedue in totale consapevolezza della decadenza di loro stessi vampiri, in aggiunta al disprezzo verso il genere umano, considerato e nominato zombie, ormai in autodistruzione stupida e inesorabile. La musica è protagonista in questo fim, quanto gli stessi attori. Adam il vampiro dandy è un raffinato musicista, polistrumentista ispiratore dei grandi nel Tempi, e cultore sopraffino sia della musica funebre che feticista di strumenti analogici, di quelle mitizzate attrezzature di registrazione anni '70, e di chitarre elettriche ed acustiche di collezionismo adorante. Insomma ci sono tanti di quei riferimenti alle passioni musicali e di letteratura ( svelando che Shakespeare abbia tratto ispirazione da Marlowe, poeta e letterato del suo stesso secolo, reincarnato nel personaggio vampiro interpretato da John Hurt) almeno per questi elementi Jarmusch ha confezionato un film d'autore che non può restare inosservato al cinefilo.
infine, ieri sera, dopo la visione del film, forse per sdrammatizzare non mi viene in mente un ritornello buffo di una canzone di Rascel? e mi metto a ridere canticchiandolo "dracula dracula dracula perché non ti mangi un bel pollo e lasci le donne campà"

lunedì 23 aprile 2012

Le Vent nous portera



Sophie Hunger - Le Vent nous portera

 

 ‎"Non ho paura del cammino
 vedremo, bisogna fare ciò che si vuole
 nelle profondità delle emozioni
 e tutto andrà bene
 il vento ci guiderà"

 (Noir Désir, le vent nous portera)

i papaveri
il vento li scuoterà
in danza e sogno


 haiku del 23 aprile 2012


(scopro Sophie Hunger, dal film di Crialese, Terraferma, visto nel pomeriggio, molto bello.
Il brano è la cover di un affascinante pezzo dei Noir Désir)






sabato 25 febbraio 2012

"Quasi amici" film bellissimo da non perdere assolutamente - e falce di luna in cielo -

visto nel pomeriggio film francese "Quasi amici", bellissimo, coinvolgente, tenero, d'ironia, di grande divertimento e di accenti drammatici, film che lascia il segno come capitò alle Invasioni barbariche, quel tipo di film che in Italia non sanno e non saprebbero fare -musica di Ludovico Einaudi, e l'inconfondibile splendida voce di Nina Simone che in una sequenza particolarmente intensa del film canta Feeling good- e con i due attori protagonisti che sono semplicemente strepitosi



Nina Simone/ Feeling Good




tornando a casa, sono le 19,30, in cielo falce di luna e venere vicina alla sua sx, che trasalimento, un vero tuffo, che bellezza misteriosa!


falce di luna
a Venere vicina
trasalimento


haiku notturno, 25 febbraio 2012


in lingua portoghese : (traduzione di un gentile amico che vive a Lisbona):

Foice de lua
a Vénus junta
espantoso



che meraviglia! oggi me lo recito come un mantra


mercoledì 15 febbraio 2012

Albert Nobbs con Glenn Close

Visto nel pomeriggio Albert Nobbs con Glenn Close,

è bravissima la Close a rendere nella rigidità del ruolo la deprivazione affettiva che però non è mai totalizzante, è lo sguardo ancora lo sguardo a tradire il residuo di umanità se non di straziata nostalgia di femminilità. E la negazione e la rinuncia e l’acquiescenza sono per difesa per sopravvivere. Farsi anchilosati e potarsi da se stessi per non morire del tutto;

avevo visto il trailer e subito s’era presentata una resistenza, mi dico no non lo vado a vedere, mi inquieta la bruttezza astratta della close, brutta in quanto uomo brutta e in quanto donna, e dico brutta nel senso di un’estraneità a qualsiasi identità di genere, una caricatura di un essere umano, una maschera adattata ad una realtà di maschere;

a farmi cambiare idea, scopro che c’è una canzone per il film cantata da Sinead O’Connor, la mia amata. Poi leggo una recensione sul manifesto e ritrovo quella serie di elementi che mi sono da sempre d’interesse sintonico, e vengo a sapere che la Close ha voluto fortemente questo film covandolo per trentanni senza trovare i finanziamenti e solo di recente con il sostegno di altre due donne l’ha potuto fare, curando anche la sceneggiatura e affidando la regia a Rodrigo Garcia, il figlio dello scrittore Garcia Marques,, ritenuto degno di un certo sguardo di sensibilità sulla vita delle donne. Allora mi scatta la voglia di vedere il film e mi interrogo sul pregiudizio avuto sull’ inquietante della faccia della Close. Il perturbante ha questa sorte, che lo vuoi allontanare ma pure ti attrae;

ne è valsa la pena, il film è molto bello e bella la ricostruzione d’ambiente;

da ritagliare alcuni momenti di penetrante intensità emotiva,
lei bravissima a rendere la credibilità taumaturgica del sogno come via di fuga, ci sono sequenze in cui sono gli occhi, solo gli occhi a parlare e c’è il beneficio visivo ed emotivo di alcuni toccanti momenti di desiderio liberatorio, la corsa sulla spiaggia..ma poi c’è la caduta che non depone bene, proprio no;

straziante la vita miserabile di tutta la gente che è stata espropriata di sé,anche se in una comunanza esistenziale si deve ammettere che anche i benestanti sono maschere, dice il dottore -che come tutti i dottori personaggi cecoviani, incarnano lo spirito dei lumi e nel contempo sono depositari della sconfitta- “io faccio il dottore lei fa il cameriere, siamo travestiti da noi stessi, la nostra maschera è di fare quello che facciamo”

una pecca c’è: la mancanza di una buona colonna sonora, la canzone di Sinead si ascolta solo alla fine mentre scorrono i titoli di coda ed è un assurdo, avrebbero potuto inserirla proprio nelle sequenze più intimiste, quella del bucato steso all’aria e nella corsa sulla spiaggia, ecco se questo film avesse avuto una degna musica (penso a Nyman di lezione di piano) avrebbe le carte per divenire un cult, la musica è fondamentale per l’esito di suggestione di un film


ALBERT NOBBS: Sinead O'Connor sings Lay Your Head Down





Lay Your Head Down - Sinead O'Connor, Byrne & Brian la RTÉ Concert Orchestra




domenica 5 febbraio 2012

Georges Méliès , Voyage à travers l'impossible. Gli albori del cinema, anno 1902

GEORGES MELIES,VOYAGE A TRAVERS L'IMPOSSIBLE



dal prezioso amatissimo Fuori orario di Enrico Ghezzi

e la musica, Gymnopédie di Erik Satie è da sempre una delle mie amate predilette


Le voyage dans la lune (version restaurée) - Georges Méliès : extrait n°2





venerdì 3 febbraio 2012

Hugo Cabret di Martin Scorsese, film stupendo





Ho visto con somma emozione Hugo Cabret, in prima uscita italiana proprio oggi, di Martin Scorsese. Un film stupendo, grandiosamente spettacolare e tenero..vi pare poco? Impagabile l’emozione di precipitare in una emotiva commovente storia d’immaginazione –il film è in 3D con quegli effetti un po’ strappabudella di stare infilati dentro la scena, cacciati e spintonati a strettissimo contatto delle cose e con la neve che ti viene in faccia e i pesci dell’acquario che stanno navigando nell’aria.

La trama, altamente avvincente, un intreccio tra fiaba d’impianto dickensiano, immaginazione al potere, celebrazione del sogno attraverso l’invenzione del cinema, fascinazione degli inizi della magia cinematografica, devozionale testimonianza del tributo d’amore alla bellezza dell’arte cinematografica e infine e non da poco, l’elogio in ricerca di significazione della ratio contenuta nella metafora dell’ingranaggio perché “ognuno, come in un ingranaggio, deve fare la sua parte”.

Sì proprio l’ingranaggio meccanico concreto e tipicizzato degli orologi e degli automi di animazione –con scene strepitose da emozione pura, che richiamano tutta la suggestione che imperversa sovrana nella fumettistica e nella letteratura di fantascienza ( penso all’indimenticabile Blade Runner, anche al bellissimo Intelligenza artificiale di Spielberg).

Mi si affollano in testa una serie di rimandi, alla questione dell’anima indagata perlustrata e incessantemente ricercata e alla complessa questione, affrontata in psicoanalisi, della desertificazione interiore di contro all’epifania della vividezza dell’anima in tutte le sue manifestazioni di anelito vitale.

Oltre a tutte le necessarie e fondanti intenzionalità dello sforzo, d’una qualità potente e inarrestabile, cosciente e inconscio, all’individuazione tenace che muove il bambino protagonista, viso-occhi-corpicino, con un coraggio e una determinazione da gigante dentro la fragilità minuta, una meravigliosa icona fiabesca che ce lo rendono caro e amabile, nell’immediata immedesimazione, l’orfano in solitudine e deprivazione che però è riscaldato e rafforzato dalla buona interiorizzazione della figura paterna. E confortato e spronato dall’amicizia affettiva con la radiosa ragazzina appassionata di libri, delicata e forte nel consenso all’avventura, nell'attaccamento, nei legami d’affetto.

E con tutte le altrettanto fondanti pulsioni conoscitive –quelle che foggiano carattere e personalità e destino, in quanto esplorazione avventurosa e sfida e gioco vero di voler sapere e scoprire e capire.

Non manca –che in ogni fiaba s’impone, l’incontro inevitabile, nella durezza delle prove della vita, con il Superio sadico crudele e persecutorio, rappresentato dalla stereotipale figura dell’ispettore di polizia, eccessivo ma anche buffo e intenerito assetato com'è di romanticheria –a sua volta orfano deprivato e disumanizzato perciò vittima in identificazione con l’aggressore, che pare un redivivo Javert dei Miserabili di Hughiana memoria, il solito secondino condannato al ruolo di persecutore, come il Giuda, a tradire, nella storia del Cristo.

E il cane Maximilian, strepitosa icona di doberman, devoto operatore della Legge, spietato e inesorabile ma per imprinting, in funzione di ausilio e protesi lui stesso e vittima coinvolta nella mutilazione di guerra in cui è incappato l'Ispettore.

E comunque come in ogni fiaba vera che si rispetti, c’è alla fine l’aspetto salvifico, della redenzione, che altro non è che riparare, l’atto di riparazione che cicatrizza le ferire e che nell’atto di salvare l’altro, protegge finalmente chi lo compie.

Un film pieno zeppo di tuffi nell’emozione e di spunti alla pensabilità e di bellezza pura mozzafiato nella rassegna scenografica per non parlare dell’omaggio palpitante del cuore cinefilo ai pionieri del cinema, ai fratelli Lumière, a Buster Keaton, a Charlot e a tutti quanti gli artefici in smisurata serie di maghi fautori e attori della magia cinema.

Toccante e appassionato il tributo allo scrittore visionario per eccellenza, a Giulio Verne. Il suo viaggio sulla luna nel film è la citazione che ingaggia le immagini più incantevoli. Il sogno può farsi sfrenato, appagare ogni richiesta dell'immaginazione, compensare tutte le paralisi quotidiane, sfoderare ogni prodezza e svettare altissimo fino a intrufolarsi nella luna.

Un grandissimo geniale Scorsese, charmant lui stesso nell’apparizione della sua scena cammeo.

Film da visione ricca articolata che espande temi a vista d'occhio -sic!- e a vista "visionaria" immaginativa e concentrica e dilatata, gioco onirico all'infinito, esaltazione del sognare in tutti i modi possibili immaginabili e vero tripudio al bisogno del sogno.

Da vedere assolutamente e che dopo desideri rivedere. In sala, di pomeriggio alle 18, eravamo solo in dieci –ah la meraviglia d’una proiezione privata, finisce il film e sono così toccata dalla sua magnificenza, che batto le mani, sì da sola – Reaper, in questi casi s’imbarazza, dopo tanti anni ancora non si capacita di certa mia intemperanza e ridendo, tenerissimo però, mi fa segni di non insistere.
E’ che a un film così è d’obbligo fare applausi, meritatissimi!






Hugo Cabret 3D (Martin Scorsese) - Trailer ufficiale italiano




sabato 24 dicembre 2011

A*U*G*U*R*I* di V*I*G*I*L*I*A* a VOI TUTTI *CARI AMICI*!





perché se mi chiedi a bruciapelo qual'è il mio film preferito, io ti rispondo dead man. Film perfetto ineguagliabile dove rido e mi commuovo negli stessi punti dovessi vederlo cento volte. Un segreto che custodivo in me e che accade adesso di render noto giacché è tanto bello condividere


Dead Man - Neil Young (Organ Solo)




Dead Man - Neil Young (Guitar Solo # 2)




quando squilla il mio telefonino c'è neil young che chiama, traccia sonora che ormai m'appartiene!


Neil Young - Dead Man Theme (long version)




Dead Man - Neil Young (Guitar Solo #1)




inno alla vita e celebrazione della poesia dell'afflato vitale dell'essenza profonda della connessione panica all'esistente,

magistrale lezione di cinema, la magia possibile della rappresentazione e della visionarietà e dell'incanto dell'immaginazione

musica sublime esplorativa dei sentimenti dei grumi di dolore e dei picchi di gioia, della dotazione di tutta la gamma percettiva e cognitiva ed emotiva

pura meraviglia, grande Jim grande neil grande johny, sinergia irraggiungibile

"io urlo la mia gioia e i miei occhi rossi cercano di mirare il tuo viso

Silente come amore disperante, forte come gelosia

It joy'd : scostò le nubi ed ebbe il suo primogenito sorriso

come quando la nuvola nera mostra i suoi lampi all'abisso tacito
"

William Blake, Visioni (traduzione di Ungaretti)


giovedì 22 dicembre 2011

L'Artista di Michael Hazanavicius. Un film magico




Visto con sommo diletto “L’Artista di Michel Hazanavicius , un vero gioiello.
Film magico. Se Blixa Bargeld in uno dei suoi pezzi mitici diceva che silence is sexy, se David Linch, ora sceglie il silenzio come dimensione pregnante per l’elaborazione artistica ecco questo regista francese a me finora sconosciuto



fa un’ode bellissima e appassionata al cinema muto, ripercorrendone gli stilemi anche i clichès e mimeticamente calandosi nell’America degli studios cinematografici della fine degli anni ‘20 e degli anni ’30.

I protagonisti due attori sconosciuti sono stupendi e bravissimi, immedesimati perfettamente nel gusto visivo e sentimentale di quegli anni.



Il terzo attore è il cane, un magnifico terrier di altrettanta bellezza e bravura: non recita da cane ma recita da cane! E che cane! Meravigliosamente!



Un film da vedere al cinema, assolutamente! Non da straziare in streaming please! Anche per cogliere il divertissement delle scene iniziali che molto catturano facendoti compiacere d’essere proprio lì in sala.

Avuto il piacere di vederlo all’Odeon che a Firenze è l’ultimo dei cinema di fascino, con arredamento decò e lampadari e palchetti e stucchi che ti fanno sospirare! Ancora se il cielo lo concede.

Mi son goduta il film, senza che mi scaturissero al solito rivoli su rivoli di elucubrazioni ingaggiati in vari filtri di decodifica, no questo film ha la grazia della leggerezza, del coinvolgimento infantil emozionale e non mi vergogno a dire anche della lacrimuccia, come quando si vede Charlot e le corde toccate sono libere da sovrastrutture e c'è una felicità che ti scorre nelle vene e non hai nessun bisogno di chiederti perché


Einstürzende Neubauten - Silence Is Sexy




L'ARTISTA - Trailer - Michael Hazanavicius




venerdì 9 dicembre 2011

Delizioso Midnight in Paris




Midnight in Paris, di Woody Allen, delizioso, tenerissimo, finalmente nelle ritrovate sue corde. Zampata da vecchio Woody coi suoi stilemi di commedia dolce ironica elegante colta, che ti stampa un sorriso compiaciuto per tutta la visione. Eppoi Marion Cotillard è tra le mie facce di attrici attuali preferite. Eppoi la marea, divertita e divertente, di citazioni letterarie e pittoriche, tutto nel segno della grazia. E Cole Porter. E la pioggia. E una Parigi da cartolina che ancora non ha stancato. E l'attor biondo, Owen Wilson, che interpreta l'alter ego giovane di Woody, che fa impressione quanto sembri un Robert Redford redivivo. Un film garbato e intelligente, affascinante e appassionato elogio alla forza ideale, mai sopita, dell'immaginazione, la sua raffinatezza riporta tutto il piacere della visione del bel film gustato fisicamente al cinema.






I LOVE PARIS - (Cole Porter) Ella Fitzgerald




Midnight in Paris (Guitar background music





sabato 19 novembre 2011

Pina di Wim Wenders. Un papavero a Pina Bausch





Visto Pina di Wim Wenders, dedicato a Pina Bausch.

Non è una biografia che Pina non la voleva. Ma un documento sulla danza, un testo scritto visivo e un’immagine scritta sceneggiata.

In 3 D –la mia prima volta del tridimensionale, -che meraviglia, mi son dovuta subito ricredere riguardo alla perplessità pregiudiziale- -ancora una volta prima provare poi giudicare-

Grande magia.

Grandi emozioni zampillano dall’interiorità sollecitata.

Emotiva commovente visione di un documento, storico e poetico sulla danza moderna.
“danziamo danziamo altrimenti saremo perduti” (Pina Bausch)

Provo sensazioni fisiche. Come se le fibre inerti del corpo dimenticato e negletto e trascurato venissero spiritualmente chiamate a risvegliarsi e ad emozionarsi nella visione e nella percezione di quello che un corpo è, di quel che un corpo sa, di quel che un corpo fa, di quel che un corpo trattiene, di quel che un corpo libera, di quel che un corpo manifesta, di quel che un corpo diviene.

La compagnia di ballo di Pina Bausch è in realtà un gruppo di terapia sulle emozioni del corpo, sulla lettura e decodifica e possibile epifania del linguaggio inscritto nella potenzialità di ciascun corpo.

La trama è l’inconscio che diviene conscio. Lo studio è un training di consapevolezza.

I suoi ballerini sono discepoli e discenti e devoti e figli e amici e adepti e cultori.

La qualità del ricordo parlando e raccontando della loro maestra e guida è quella della devozione della riconoscenza della gratitudine e del dolore dell’orfano e dell’elaborazione del lutto per la perdita d’una figura fondamentale di famiglia.

Pina che danza: ci sono pochi momenti in cui Pina balla.

Inquietante in Cafè Muller: angoscia legata agli archetipi e dolore e tristezza e solitudine e incomunicabilità nel senso vero di non poter nominare le cose, caso mai accennarvi, caso mai scimmiottarle, caso mai venirne attraversati, caso mai esserne posseduti ma non possederle né controllarle –ché è una pia illusione pensare di avere una certezza.

I corpi morti, che cadono in abbandoni di morte sono uno stilema ben riconoscibile nella danza della Bausch, eppure in quell’apparenza della morte quanta vivezza deve giocare il corpo! quanta attenzione e concentrazione e padronanza di ogni millimetro di coscienza fibromialgica. Sarà forse il modo di dire che la vita è impregnata di morte o che per assurdo la morte si nutre della vita o che da vivi sembriamo morti e forse da morti saremo vivi? Si è un assurdo lo so, eppure smuove tanto di quel profondo lo stilema del corpo morto abbandonato

e mi è venuto persin di trasalire nel vedere che c’è un movimento che anch’io ho tentato a volte –ma timidamente o comunque senza arrivare al sodo, che è quello di cadere rigidamente come corpo morto cade, solo che non sono mai stata folle al punto di fracassarmi a quindi nel controllo infine del movimento c’è la resistenza vera al fidarsi all’abbandonarsi.

Anche le ballerine della Baush non arrivano fino a terra ci vanno però molto vicine e c’è un partner che le riacchiappa proprio al limite della caduta.

E quanti giochi tra uomo e donna, quanta patologia viene accennata, quanto sostenersi vicendevole in schiavitù e collusione e quanta mortifera accettazione dei ruoli stabiliti.

La danza di Pina Bausch è un racconto della vita, delle paure, delle prigionie e, se anelito c’è, è solo il corpo a suggerirlo, ad osarlo a patirlo.

(impressioni ora di getto ma mi riservo di aggiungerne altre così come si imporranno alla mia elaborazione ricordevole di un film così emotivo e pregnante)-



Luna de Margarita, canzone bellissima danzata nel film Pina, di Wim Wenders,
eccola unitamente alla danza delle emozioni:




Luna de Margarita







Simon Diaz: "Luna de Margarita"



(Simon Diaz è l'autore del brano)


un altro piccolo frammento del film, con sottofondo delizioso, di Caetano Veloso:


Pina - Film di Wim Wenders - Estratto





venerdì 11 febbraio 2011

La donna che canta, film di Denis Villeneuve d'intensità straziante. You And Who's Army? dei Radiohead




oggi alle quattro del pomeriggio allo Spaziouno(un cinema che m'è molto caro, l'unico rimasto d'essai, in Via del Sole a due passi dalla stupendissima piazza di Santa Maria Novella) ho visto "la donna che canta" di Denis Villeneuve (che lo ha tratto da un'opera teatrale di Wajdi Mouawad Le sang des promesses ed adattato per lo schermo)

un'intensità straziante che torce le budella, un film di emozione indicibile, di commozione struggente, d'una bellezza rara, una regia perfetta, una fotografia incisiva e veridica di una tale passione poetica, un'interpretazione magistrale della protagonista Lubna Azabal,la femme qui chante (che assomiglia in modo impressionante al bel volto mediterraneo di Paola Turci)

le prime immagini bellissime immediate inducono un rapimento emozionale con l'unicissima voce fatta e strascicata e affascinantissima, ad alto volume, di Thom Yorke dei Radiohead, è come ricevere una scossa, vengo avvinta e cado in un turbine emotivo e subito una gran commozione s'impadronisce di me e in maniera incontrollabile mi ritrovo ad agitare le mani nell'aria -a rischio di dare una manata a qualche capoccia della fila davanti, e a dondolare incontenibile sulla sedia, un vero raro flash emotivo e un tuffo vertiginoso così toccante, ecco immaginate un papavero che dalla calma piatta sia afferrato con estrema decisione dal vento in una danza turbinante estenuante profondamente intensa, tanto per rendere pallidamente l'idea,

l'argomento è di durezza e crudezza, l'odio che genera l'odio e la fatica disumana però in direzione umana per affrancarsene e spezzare la catena, una tragedia del mito greco trasposto nella vicenda del massacro in Libano tra i cristiani maroniti e gli altri, vicini e fratelli, di religione musulmana, il veleno insopprimibile della faida religiosa che scortica viva la vicenda umana delle donne, di questa donna (ci sono scene talmente toccanti che trafiggono, quelle con la nonna il cui amore sorpassa l'assurdità della dispprovazione e la lega alla promessa di studiare "studiare per imparare a pensare" o le scene raccapriccianti delle donne del villaggio riunite in casa nel rito del tè, la terribilità del femminile quando non è accogliente), la determinazione di questa donna tenace che canta, osa cantare per resistere alle torture e poi i temi complessi antropologici e mitologici nell'evidente parallelo col racconto edipico e quelle tipiche ferocie che si sarebbero dovute accantonare accettando il disagio della civiltà, come ebbe a dire, luminosamente per tutti noi, Sigmund Freud,

qui tutto il campionario dell'odio umano e dell'aggressività primordiale è passato in rassegna e c'è l'orrore che tutto questo scatena e che paralizza e rende inerti e inermi, violenti sentimenti umani vengono focalizzati e solleticate tutte le corde dell'indignazione fino a quelle dell'impasse fallimentare che vuole solo cedere davanti al male che sovrasta e accoppa, eppure la tenacia della donna protagonista che deve sacrificare voce e vita basterà a lasciare la traccia eversiva e potente dell'evoluzione possibile e della dirittura etica a superamento del maleficio.

Rientrata a casa come un razzo mi piombo a ricercare il cd dei radiohead, e in meno che non si dica a mettere proprio quello del film, il brano che voglio, è come riprecipitare con rinnovato stupore ed entusiasmo neofita in un ascolto che esattamente dieci anni fa mi aveva nutrito e plasmato, e ballo per casa con uno sfogo liberatorio,

il film è da occhi lucidi e cuore in subbuglio, grandiosamente emotivo, non lo scordi, non si fa scordare

Incendies



You And Who's Army? - Radiohead




YOU AND WHOSE ARMY?

Come on, come on

You think you drive me crazy, well

Come on, come on
You and whose army?
You and your cronies

Come on, come on
Holy Roman Empire

Come on if you think
Come on if you think
You can take us on
You can take us on

You and whose army?
You and your cronies

You forget so easy

We ride tonight
We ride tonight
Ghost horses
Ghost horses

We ride tonight
We ride tonight
Ghost horses
Ghost horses

TU E QUALE ESERCITO?

Fatti sotto, fatti sotto
Credi di farmi impazzire, beh

Fatti sotto, fatti sotto
Tu e quale esercito?
Tu e i tuoi amichetti
Fatti sotto, fatti sotto
Sacro Romano Impero

Fatti sotto se pensi
Fatti sotto se pensi
Di poterci affrontare
Di poterci affrontare

Tu e quale esercito?
Tu e i tuoi amichetti

Dimentichi così facilmente

Stanotte cavalchiamo
Stanotte cavalchiamo
Cavalli fantasma
Cavalli fantasma

Stanotte cavalchiamo
Stanotte cavalchiamo
Cavalli fantasma
Cavalli fantasma
Cavalli fantasma

Ghost horses.


della segnalazione di questo grandioso film (pensando a quanto ci vorrà per vederne un altro di tal livello, per ora è il mio film dell'anno,nel 2010 era stato il film argentino Il segreto dei suoi occhi) ringrazio la dolcissima Sabrina di Sapori divini, che forte della valanga della sua peculiare sensibilità ha smosso la mia attenzione di curiosità e sentite come ne parla lei


mercoledì 26 gennaio 2011

Toscana. Sant'Agata a Reggello. Suggestioni a raffica in una sola giornata. Come vivere in campagna: seguire il ritmo (parte prima)














































irresistibile per me la pulsione documentativa ed autodocumentativa (che per l'appunto vanno a coincidere!!)

sindrome Sant'Agata vuol dire tante cose, a metafora di foglietto illustrativo ci sono indicazioni, terapia, posologia, effetti collaterali,

intanto il ritmo,

un altro ritmo, umano, dilatato,

in una sola giornata riuscire a fare un sacco di cose piacevoli, camminare, cucinare, mangiare, sentire il gallo, vedere i tacchini e le oche, scuotere i gatti caduti in letargo, fissare le nuvole, sentire radio tre, e come un mantra poi un cd di musica autentica marocchina, fare fotografie, farsi gli autoscatti, cominciare il tour de force della visione di Heimat (grandiosa pura poesia)spupazzarsi un po' i mici, volentieri quelli volenti e rompere le scatole a quelli dormienti, leggere, ridere, illuminarsi d'immenso campagnolo e in silenzio sentire il silenzio, poi rabbrividire ad aprire le finestre oppure ad uscire senza cappotto e rinfrancarsi del calduccio di casa, fare un tè, sistemare le foto al computer, indovinare che uccellino ha segnato le ore (ah un orologio very original, ogni ora un'uccellagione differente!) far rientrare un gatto dalle finestra di cucina, dargli da mangiare, parlargi in lingua coccolese e vedere che quello se n'infischia altamente, e fare le scale su e giù e sbracarsi sul divano e guardare Elle decor en francais avec un bicchierino di genepy, sentire che a seguire il ritmo c'è un altro ritmo in cui riesci a collegarti con te stessa,

la campagna, questa campagna, ti fa vivere un privilegio



 
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