martedì 15 aprile 2008

Sagne maritate



Sagne maritate o ri-maritate



Pasta ottenuta di norma con metà quantità di farina “0” e metà di grano duro, questa volta ho apportato la variante di una terza farina, quella di grano saraceno e di un bel mucchietto di mentuccia tritata nell’impasto.
Le sfoglie vengono tagliate a mano a quadrotti oppure a sagnette rettangolari corte (5-6 cm x 1,5-2).

Il tipico pesto:

Preambolo:

è la nostra risposta al pesto alla genovese, ma invero non c’è alcuna interlocuzione, caso mai un appaiamento una similarità: ognuno fa con le erbe di cui dispone o meglio con la scelta di un aroma in particolare, da noi è andata con la mentuccia che in dialetto è detta “la suberda”. Una pianta infestante dall’acutissimo profumo, quella nostra d’Abruzzo corrisponde credo alla mentuccia romana.

Tornando alla “sazza” in questione cioè la salsa, si fa in due fasi, una che prevede il soffritto di aglio a pezzettini nell’olio cui si aggiunge del peperone trito dolce (fatto al momento è più fragrante, volendo si può fare metà dolce e metà piccante) (di peperoni carnosi seccati al sole e poi cuciti a grappolo e fatti essiccare in luogo asciutto) (ce li manda una premurosa zia!) e proprio prima di spegnere va aggiunto un mestolo dell’acqua di cottura della pasta.
L’altra fase del crudo prevede il pesto della mentuccia e, a parte, la sminuzzatura di alcune noci.

La pasta scolata si versa in un tegame e si marita con l’intingolo cotto di aglio e peperone trito (un po’ acquoso per via dell’aggiunta appunto dell’acqua della pasta) e alla mentuccia fresca.
Si fa riprendere il bollore (forse è questo il tempo del ri-maritamento) infine si serve in una capiente terrina di terracotta o in una larga zuppiera. Tocco finale le noci sminuzzate.

È uno dei miei piatti preferiti e non posso che dirne un bene grande grande grande perché è buona buona buona!

3 commenti:

Artemisia Comina ha detto...

pare che la menta sia tra le piante più promiscue e disposte a ibridarsi, quindi che varii e muti e si manifesti in mille verdeggiamenti... come non essere curiosi della SUBERDA?

papavero di campo ha detto...

molto interessante la tua considerazione, questa mentuccia d'ora è comunque una discendente di una vecchia menta che pensa proveniva da un bellissimo possedimento terriero di mia madre, di famiglia, dove c'era il loro mulino ad acqua( stirpe di mugnai)una terra davvero favolosa con il ruscello dove si trovavano i granchi( che stanno solo dove l'acqua è limpida) una terra argillosa fertilissima che ha prodotto noci e ciliegie e le albicocche più mitiche che io conosca (per me erano da paradiso terrestre e di quella grandezza e di quei colori e dolce sapore non ne ho mai più trovato!)
grazie a te un lungo fhashback ma la mentuccia la prossima la fotografo!

Artemisia Comina ha detto...

radici!

 
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