giovedì 8 maggio 2008

Tenuta dell'Ornellaia. Serata all'Enotria



i vini nella serata dedicata alla Tenuta dell'Ornellaia di Bolgheri sono stati:


LE VOLTE, 2005

LE SERRE NUOVE DELL'ORNELLAIA, 2004

ORNELLAIA, 2003

Gli accostamenti:

LE VOLTE, con Sformato di patate di Cetica e verdure croccanti all'olio Gremignolo di Bolgheri



Un antipasto squisitissimo di cui mi sono complimentata con la Gilda
sotto le croccantissime verdurine c'è lo sformato di patate di Cetica (patate rosse) trattate con del morbido formaggio e frammenti di salsiccia. Gremignolo sono olive di cui all'olio detto che è monocultivar appunto)


LE SERRE NUOVE DELL'ORNELLAIA, con maccheroncini freschi alla lepre di caccia (che ho dimenticato di fotografare)

ORNELLAIA, con prosciutto di cinta senese




in fondo pasticceria della casa e un moscato di Sicilia.

Ma è sul top della tenuta che voglio dire la mia




Ornellaia è un vino ricco, una signora ingioiellata con dei Cartier o dei Pomellato, che mai indosserebbe monili di bigiotteria.

Lo status affibbiato ad un vino ne fa una categoria a priori, un progetto di vino, un vino progettato e costruito, tutti lo fanno si dirà, allora i francesi? Ci hanno costruito impero e grandeur.

Mah! Alla fine tutta ‘st’impalcazione urta.

Galeotto certo fu l'aver visto tre anni fa il famigerato Mondovino di Nossiter la cui visione o la non visione fa la differenza.
L'ho molto apprezzato venendo a conoscenza di ragguardevoli retroscena che normalmente sono dai più ignorati.
Chi batte più ciglio in questi tempi di globalizzazione, capitalizzazione, colonizzazione, monopolio e di omologazione del gusto?
I migliori vini del mondo vengono decisi da un drappello di individui la cui personale influenza determina l’andamento del mercato vinicolo mondiale e mastodontici interessi premono a far primeggiare questo piuttosto che l’altro.
Il miglior gusto viene deciso da un’oligarchia.
D'accordo tempora e mores ma pure UFFA!

eccomi alla degustazione:

Ornellaia 2003, non si può dire che non sia vino di personalità, beninteso molto, forse troppo costruita. Un vino elitario che è lecito bere alla cifra di 130 euro,ugualmente il Sassicaia.

Da Maurizio all’Enotria, nella serata della dedica, l’abbiamo bevuto ad un’abbordabile cifra e se ne gradivi il coppiere era lì per te pronto a mescere-

I profumi sono tanti, troppi!

Fai fatica a discernere, senti la ciliegia, il legno, il cuoio, io c’ho sentito la liquirizia e la nota balsamica che l’ho percepita proprio ben distinta quando mi è stato detto che c’era! proveniente da quel 5 o 3 per cento di petit verdot.

E per l'imput associativo, che tanto mi piace, dò il via alle esternazioni..ci trovo reminiscenza di marsala e di porto e di sherry, certo le condizionanti barriques e poi sento il piccante, come tu non lo senti il piccante? Reaper strabuzzava gli occhi e pure un vicinissimo di tavolo, forse era imbarazzante la mia vanvera ma ero sul versante di spifferare soggettività e nessuno mi avrebbe fermato! Chissà che vino beveva il Carducci? lui e quelle combriccole di maschilisti cacciatori e manducatori di cinghiali, di certo bevevano ciofeche! Se in vino veritas, sic dalla mia ugola e dal mio palato stille di veritas!
Ah ho tralasciato la morbidezza del merlot e il tannico del cabernet, suvvia pure il gatto ne disquisisce, giuro che ho sentito Uggiolo confidarne con Apuano!

Que reste -t-il des nos amours? Si chiedeva il buon Charles , ed io mi chiedo: che resta di questo assaggio?

Una personale perplessità.

Pensavo che se ti metti tre gocce di chanel numero cinque, nello stesso giorno non indossi un’altra fragranza. Eh già ma pure un profumo è una sinergia!
Coi vini di grido oggi è assolutamente così, c’è la nozione della complessità e dell’equilibrio e della finezza e del gusto e del connubio e della vendemmiatura e della vinificazione e della barrique e della fermentazione e della singola magia del deus enologo.
Un sacco di addendi per una summa finale, in questo caso una sofisticheria chiamata Supertuscan.

Supertuscan?! mi pare roba da Topolino! Ma scomodate un poeta, un romanziere miliardario e commissionate un fantastico neologismo!

A me mi (rafforzativo!) vien d’ immaginare una manciata di nomi

“Plutoebbrezza” -made in Bolgheri- per salvare capra e cavoli, il capitale in combutta con alcool etilico e con gli aromi

Oppure

“Metabolgheri”, un oltre, un più in là, grazie al territorio e al regalo delle uve

Oppure

“Experiencewine”, tanto è per gli americani

Oppure

“Perla Rossa di Rasen” Rasen?? Ma sì il vecchio nome degli etruschi, così ti viene curiosità, t’informi e poi compri!

Insomma vino di personalità, in sontuosa veste, ma come con le persone, stringi stringi ti chiedi mi piace? nel corollario di risposte: sì/no/ si ma.. adotto quest'ultima.

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