giovedì 21 maggio 2009

Cena d'impronta giapponese


















riso OKOMESAN for sushi: per la cottura ho proceduto nel seguente modo:

1) sciacquare abbondantemente il riso con acqua fredda, scolarlo con sgocciolatoio a fori piccoli altrimenti lo perdiamo sotto l'acqua,

2) in una casseruola a sponde alte versare il riso e l'acqua nella quantità di 4/5 rispetto al riso e caso mai aggiungere se occorra un altro po' d'acqua già calda però,

3) portare a bollore, abbassare la fiamma e far prosciugare nel tempo necessario -10-15 minuti,

4) spenta la fiamma, lasciar ancora in pentola per 5-10 minuti,

5) addizionare di aceto di riso nella quantità voluta, smuovendo il riso con un mestolo di legno, sgranandolo che non faccia massa.

gamberetti sgusciati cotti-bolliti in un un nonnulla d'acqua, insaporiti di salsa di soia e profumati di foglioline di origano fresco;

carciofi affettati cotti idem c.s. (un niente d'acqua e un pochissimo di salsa di soia, origano fresco);

aceto di riso KIKKOMAN già pronto per sushi;

salsa di soia KIKKOMAN, una delle due usate in Giappone, questa credo sia del sud;

ginger fresco affettato, in salamoia per la benefica ripulitura della bocca dopo il sapido della soia ed il piccante del wasabi;

wasabi

japanese green tea


Nota: di prodotti giapponesi mi rifornisco da sempre da Vivimarket, che in Firenze più di venti anni fa inaugurò l'era dei prodotti asiatici e che per questo rimane punto di riferimento imprenscindibile. Prima in via del Melarancio, ora in via del Giglio al n° 20, ad un tiro di schioppo da San Lorenzo e dalla stazione.


Notarella di costume: ieri sera, è già tardi, passo per prendere alcune cose e con un luciobattisti che implora ad altissimo volume che anno sia che giorno sia questo è il tempo di vivere per me ci ritroviamo in un secondo, tutti, ma dico tutti, commesso cassiera avventori a cantare ad alta voce che l'universo trova spazio dentro me ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è...


niente male!: minimo spazio corale di condivisione archetipica quando esuliamo da noi e diventiamo personaggi d'una storia, altro da noi malgrado noi!

ad un commesso immerso in compiaciuta trance canterina non gli puoi rompere le scatole con fisime delucidative..così è inevitabilmente easy digitare il pin del bancomat mentre ho nell'anima in fondo all'anima cieli immensi e immenso amore

10 commenti:

Mirtilla ha detto...

decisamente una cena molto "spinta"per me ;)

papavero di campo ha detto...

mirtilla vai tranquilla!

anna ha detto...

Sinceramente non ho mai mangiato cibo giapponese e alcuni ingredienti ,ad esempio i gamberetti o comunque il pesce crudo,non fanno per me che sono vegetariana dalla nascita.Mi ha molto divertita il karaoke al supermercato . Ora vado a bere un pò di...acqua azzurra acqua chiara!!Ciao.

papavero di campo ha detto...

con le mani anna mi raccomando, puoi finalmente bere!

a.o. ha detto...

e me la chiami notarella?

commesso, cassiera, avventori fuori dal sé, di concetto e di ruolo, per spontanea full immersion canterina... ma è un miracolo!

papavero di campo ha detto...

ho soprattutto apprezzato l'inedito della situazione, lo spiazzante rispetto ad uno schema (anche di stanchezza ad esempio a causa di vari pesi, quello della giornata e del peso di tutti i concetti e ruoli come dici tu che ci abitano continuamente e che ci fanno tristi senza che neanche ne abbiamo percezione)
per questo ho prontamente acconsentito alla variante, una variante è sempre gradita..di più è benefica e va perseguita!
piccoli miracoli vero aiuolina?

Gunther ha detto...

ma che brava un autentica cena giapponese

papavero di campo ha detto...

ehi gunther in questi giorni s'è risvegliato un feeling per il giappone

Artemisia Comina ha detto...

un pirata che beve tè verde??

papavero di campo ha detto...

via del tè via delle spezie ogni arrembaggio vale!

 
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