mercoledì 1 luglio 2009

Abruzzo. Finis terrae





















la sommità di una collina lungo la costa adriatica, un luogo di una potente bellezza metafisica, un suolo sacro e arcaico per la presenza di vestigia di una basilica paleocristiana con tracce di pavimentazione musiva policroma e coi resti di un monastero medievale,

siamo in un'area che in epoca romana era compresa nel territorio del municipio Histonium (Vasto).

documenti attestano che alla fine del decimo secolo qui esisteva un' importante comunità benedettina, protetta da Trasmondo II, potente conte di Chieti, e che il barbaro Bialy Pascià, nel secolo XVI,portò ad essa l’ultima distruzione con vasto e terribile incendio,

questo luogo ha per me una speciale valenza affettiva essendo molto amato da mio padre che non mancava mai di farvi visita, affascinato com'era dalla storia antica del suo territorio natio e immancabilmente si accalorava, con uno zelo che non riscuoteva purtroppo mai successo nell'uditorio, alle ipotesi ricostruttive di eventi e vicende storiche così lontane nel tempo,

mentre scattavo le foto ero inebriata e commossa, presa alla gola da grappoli di ricordi e mi pareva di vederlo proprio lì nello spiazzo vicino alla vigna parcheggiare la sua azzurra ford escort e munito di binocolo sulla sua sahariana color salvia, mettersi con un certo sorriso compiaciuto a scrutare il denso mare e poi, ogni volta lo faceva, incamminarsi alla volta del sito archeologico,

e quanto mi pento adesso di non aver corrisposto alla sua enfasi, di non aver dato spazio alle sue fisime immaginative, di non essere andata una volta con lui a camminare sui ruderi, visto che puntualmente me ne parlava estasiato con l'entusiasmo del vero appassionato di storia

5 commenti:

Artemisia Comina ha detto...

o dio la nostalgia, sentimento lacerante e irrinuciabile.

PS: vacci adesso.

papavero di campo ha detto...

nostalgia e rimpianto vanno appaiati non si lasciano mai come tobia e il pesce:))

vacci adesso, era questa l'intenzione ma questa volta, nella giornata delle foto, è stato impossibile a meno di impaludarsi nel fango (per fotografare sono andata in un terreno a vigna e mi sono cementata! che passo pesante il passo infangato!)la schiarita che si vede seguiva a ben cinque giorni di pioggia quasi ininterrotta, che ha lasciato un po' interdetta pure un'amante della pioggia quale sono, che si è però consolata con una caterva di foto acquarellate niente male!

Artemisia Comina ha detto...

eh sì, ammettiamolo noi amanti della pioggia, cinque giorni di seguito è troppa grazia! io invece in campagna ne ho avuto dosi divine: grandi precipizi opportuni, di quelli che suonano sul tetto (quindi, tu ci stai sotto, e questo conta) e pause al momento giusto, di quelle che ti permettono passeggiate umide, con baci piovosi di foglie sulle guance e un po' di scarpe bagnate, ma non la cattura nella mota.

però, papa', che cieli, che onde, che azzurri, che nubi, che erbe!

Paolo del 1948 ha detto...

veramente affascinante questo paesaggio.
capisco lo struggimento
ma il luogo ha in sè energia medicatrice

papavero di campo ha detto...

paolo eccoti di nuovo, benvenuto!
energia medicatrice anche queste tue parole ne hanno, grazie!

 
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