domenica 8 novembre 2009

Caducità di Sigmund Freud















Caducità di Sigmund Freud


Non molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta già famoso nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell'inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato o potranno creare. Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato gli sembrava svilito dalla caducità cui era destinato.
Da un simile precipitare nella transitorietà di tutto ciò che è bello e perfetto sappiamo che possono derivare due diversi moti dell'animo. L'uno porta al tedio universale del giovane poeta, l'altro alla rivolta contro il presunto dato di fatto.
No! è impossibile che tutte queste meraviglie della natura e dell'arte, che le delizie della nostra sensibilità e del mondo esterno debbano veramente finire nel nulla. Crederlo sarebbe troppo insensato e troppo nefando. In un modo o nell'altro devono riuscire a perdurare, sottraendosi a ogni forza distruttiva.
Ma questa esigenza di eternità è troppo chiaramente un risultato del nostro desiderio per poter pretendere a un valore di realtà: ciò che è doloroso può pur essere vero. Io non sapevo decidermi a contestare la caducità del tutto e nemmeno a strappare un'eccezione per ciò che è bello e perfetto. Contestai però al poeta pessimista che la caducità del bello implichi un suo svilimento.
Al contrario, ne aumenta il valore! Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio. Era incomprensibile, dissi, che il pensiero della caducità del bello dovesse turbare la nostra gioia al riguardo. Quanto alla bellezza della natura, essa ritorna, dopo la distruzione dell'inverno, nell'anno nuovo, e questo ritorno, in rapporto alla durata della nostra vita, lo si può dire un ritorno eterno. Nel corso della nostra esistenza vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano, ma questa breve durata aggiunge a tali attrattive un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non per ciò la sua fioritura ci appare meno splendida. E così pure non riuscivo a vedere come la bellezza e la perfezione dell'opera d'arte o della creazione intellettuale dovessero essere svilite dalla loro limitazione temporale. Potrà venire un tempo in cui i quadri e le statue che oggi ammiriamo saranno caduti in pezzi, o una razza umana dopo di noi che non comprenderà più le opere dei nostri poeti e dei nostri pensatori, o addirittura un'epoca geologica in cui ogni forma di vita sulla terra sarà scomparsa: il valore di tutta questa bellezza e perfezione è determinato soltanto dal suo significato per la nostra sensibilità viva, non ha bisogno di sopravviverle e per questo è indipendente dalla durata temporale assoluta.
Mi pareva che queste considerazioni fossero incontestabili, ma mi accorsi che non avevo fatto alcuna impressione né sul poeta né sull'amico. Questo insuccesso mi portò a ritenere che un forte fattore affettivo intervenisse a turbare il loro giudizio; e più tardi credetti di aver individuato questo fattore. Doveva essere stata la ribellione psichica contro il lutto a svilire ai loro occhi il godimento del bello. L'idea che tutta quella bellezza fosse effimera faceva presentire a queste due anime sensibili il lutto per la sua fine; e, poiché l'animo umano rifugge istintivamente da tutto ciò che è doloroso, essi avvertivano nel loro godimento del bello l'interferenza perturbatrice del pensiero della caducità.
Il lutto per la perdita di qualcosa che abbiamo amato o ammirato sembra talmente naturale che il profano non esita a dichiararlo ovvio. Per lo psicologo invece il lutto è un grande enigma, uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma ai quali si riconducono altre cose oscure. Noi reputiamo di possedere una certa quantità di capacità di amare che chiamiamo libido la quale agli inizi del nostro sviluppo è rivolta al nostro stesso Io. In seguito, ma in realtà molto presto, la libido si distoglie dall'Io per dirigersi sugli oggetti, che noi in tal modo accogliamo per così dire nel nostro Io. Se gli oggetti sono distrutti o vanno perduti per noi, la nostra capacità di amare (la libido) torna ad essere libera. Può prendersi altri oggetti come sostituti o tornare provvisoriamente all'Io. Ma perché questo distacco della libido dai suoi oggetti debba essere un processo così doloroso resta per noi un mistero sul quale per il momento non siamo in grado di formulare alcuna ipotesi. Noi vediamo unicamente che la libido si aggrappa ai suoi oggetti e non vuole rinunciare a quelli perduti, neppure quando il loro sostituto è già pronto. Questo è dunque il lutto.

La mia conversazione col poeta era avvenuta nell'estate prima della guerra. Un anno dopo la guerra scoppiò e depredò il mondo delle sue bellezze. E non distrusse soltanto la bellezza dei luoghi in cui passò e le opere d'arte che incontrò sul suo cammino; infranse anche il nostro orgoglio per le conquiste della nostra civiltà, il nostro rispetto per moltissimi pensatori ed artisti, le nostre speranze in un definitivo superamento delle differenze tra popoli e razze. Insozzò la sublime imparzialità della nostra scienza, mise brutalmente a nudo la nostra vita pulsionale, scatenò gli spiriti malvagi che albergano in noi e che credevamo di aver debellato per sempre, grazie all'educazione che i nostri spiriti più eletti ci hanno impartito nel corso dei secoli. Rifece piccola la nostra patria e di nuovo lontano e remoto il resto della terra. Ci depredò di tante cose che avevamo amate e ci mostrò quanto siano effimere molte altre cose che consideravamo durevoli.
Non c'è da stupire se la nostra libido, così impoverita di oggetti, ha investito con intensità tanto maggiore ciò che ci è rimasto; se l'amor di patria, la tenera sollecitudine per il nostro prossimo e la fierezza per ciò che ci accomuna sono diventati d'improvviso più forti. Ma quali altri beni, ora perduti, hanno perso davvero per noi il loro valore, perché si sono dimostrati così precari e incapaci di resistere? A molti di noi sembra così, ma anche qui, ritengo, a torto. Io credo che coloro che la pensano così e sembrano preparati a una rinuncia definitiva perché ciò che è prezioso si è dimostrato perituro, si trovano soltanto in uno stato di lutto per ciò che hanno perduto. Noi sappiamo che il lutto, per doloroso che sia, si estingue spontaneamente. Se ha rinunciato a tutto ciò che è perduto, ciò significa che esso stesso si è consunto e allora la nostra libido è di nuovo libera (nella misura in cui siamo ancora giovani e vitali) di rimpiazzare gli oggetti perduti con nuovi oggetti, se possibile altrettanto o più preziosi ancora. C'è da sperare che le cose non vadano diversamente per le perdite provocate da questa guerra. Una volta superato il lutto si scoprità che la nostra alta considerazione dei beni della civiltà non hanno sofferto per l'esperienza della loro precarietà. Torneremo a ricostruire tutto ciò che la guerra ha distrutto, forse su un fondamento più solido e duraturo di prima.
1915

(da SIGMUND FREUD, Opere. 1915-1917 Volume 8°, BORINGHIERI 1976)


ps: il poeta a cui si riferisce nel testo pare appurato che fosse proprio Rilke.

10 commenti:

Francesca ha detto...

e, mentre ti leggo, bufera di foglie fuori, io al terzo piano vedo veli gialli che sorvolano la mia testa.

papavero di campo ha detto...

mentre tu lasciavi il commento qui io ero da te sul tuo blog a fare lo stesso! che forza la simultaneità!
hai visto come scrive da dio freud? da vero grande scrittore di romanzi

fedeccino ha detto...

Scrivere da dio, ed esprimere concetti complessi e profondi con semplicita' e immediatezza ; penso anche a Claude Lévi-Strauss, rivisto su Arte in una serata in suo onore. Che personaggio ! Che mente, che spirito. Che dono rendere semplice il complesso.

guja ha detto...

Grandissimo Freud...ma un grande grazie va a te Papavero per le belle foto e l'enorme spunto di riflessione...sono in quella certa fase della vita nella quale più ci si interroga sulla caducità della bellezza e delle cose materiali, sulla 'temporaneità' degli affetti, sull'incombenza del lutto e della perdita a cui non si è mai del tutto pronti anche se preparati...
Ti abbraccio.
Cristina

papavero di campo ha detto...

federica che piacere la tua materializzazione, siamo qui al computer,in contemporanea alcune di noi, e ci parliamo questo mi piace! si il grande centenario levi strauss ha lasciato orme indelebili sulla storia culturale globale, lo strutturalismo ha influenzato moltissimo la critica letteraria, una mia professoressa d'italiano al liceo era una sua convinta seguace e ci svezzava noi ingenue pianticelle!

cristina grazie del tuo passaggio oggi e in particolare del tuo commento su questo post su questo tema così profondo e ineludibile che ci tocca da vicino e che ci chiama in causa volenti o nolenti, ricambio con vero piacere il tuo abbraccio e ti dico a presto!

Paolo Ferrario ha detto...

molto bello questo tuo accostamento fra la natura autunnale espressa dalle foglie caduciformi e il testo di Freud
so che questo scritto ti è molto caro: me lo avevi giàsegnalato ed esso prende le sue vie nei miei percorsi riflessivi in tema di tempo, luogo, polis e destino

papavero di campo ha detto...

assieme a lutto e malinconia è tra gli scritti di freud a me molto cari, te lo postai in quel tuo bellissimo post in progress sull'intersoggettività e sulla montefoschi che a te tanto a cuore sta, ci sono testi che sono pietre miliari per il nostro personale destino evolutivo ma con te paolo sfondo una porta aperta, sono sempre felice di ricevere le tue visite e di poter colloquiare un po' con te, grazie!

Paolo Ferrario ha detto...

sì, proprio lì
forse a dicembre silvia montefoschi (ormai 83 anni)viene a Milano ad una mostra della piccola editoria. la invita la casa editrice che pubblica la sua opera omnia: la Zephyro

papavero di campo ha detto...

e tu ci sarai vero? la Zephyro grande porto per la psicoanalisi

ps: dici ormai 83 anni, eppure la vitalità della psiche non ha età!

Paolo Ferrario ha detto...

certo che farò il possibile per esserci
si tratta delle mostre della piccola editoria.
in questi mesi sono diventato amico di baldo lami e maria luisa mastrantoni, gli animatori/proprietaru di questa casa editrice.
proprio ieri abbiamo fatto una vacanzina a bellano, dove mettevano sul banchetto i loro libri.
ma è dura galleggiare nella editoria!

 
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