venerdì 10 dicembre 2010

Chardin Jean Baptiste Siméon. La poetica delle cose sotto il naso. In mostra a Ferrara












Il pittore del silenzio, così s'intitola la mostra a Ferrara,

é la prima volta di Chardin in Italia e successivamente passerà al Prado di Madrid,

ci tenevo tanto a vederlo da vicino, avevo già comprato il catalogo della mostra e l'avevo spulciato, appena un po' per non essere troppo indirizzata o fuorviata,

volevo la mia visione e basta delle opere e percepire quello che mi arrivava, poi dare posto all'urgenza del commento intellettuale, anche se di norma disporre delle chiavi di lettura e dei codici di esegesi aiuta ad acuire la visione e il godimento,

le nature morte, morte non sono, catturano l'attimo di vita e se ritraggono una selvaggina morta, l'attimo della cattura è un attimo vivo, di un occhio umano intento ad una constatazione, a carpire la luce, la collocazione, a rendere il taglio della visione,

ecco pensavo che il rigor mortis non mi pareva tale, mi ritrovo concentrata alla gestalt della composizione e punzecchiata dall'emozione di sentirmi in relazione con l'opera appesa alla parete,

mi ha emozionato il contatto con Chardin, pensare ai secoli che ci separavano e alla possibilità miracolosa di vederlo di persona, lui acquattato nelle sue pennellate,

l'ordinarietà del quotidiano è straordinaria, ma lo proclamiamo oggi, infarciti di zen e delle perle-parabole rotolate in occidente da tutti i guru dell'oriente, avvertirlo allora come ha fatto Chardin forse era inedito, comunque era controcorrente, vigeva il clamore, la manfrina mitologica, allegorica, il Sè grandioso in tutte le manifestazioni possibili del visibile manifesto,

Chardin no! s'è scrollato di dosso l'idealizzazione, a cominciare dal fatidico viaggio d'istruzione in Italia, certo era venuto a contatto con alcune opere di pittura fiamminga, ma nelle sue nature morte ha impresso la sua impronta, niente luccichii di cristalli e di bagliori argentei, niente cibi regali piuttosto gli oggetti d'uso comune, il paiolo di rame, la brocca, il vaso coi riflessi blu, i capi d'aglio, il salmone, l'artiglio di gatto e il suo occhio avido, la melangola, il mortaio, il barattolo con le albicocche, il cumulo di fragole..

qui l'emozione guizza dall'ordinarietà delle cose reali, dalla potenza del reale sguscia una poetica molto poetica!

cade l'ideale dell'io e resta la vita delle cose vere, quelle sotto il naso, quelle rese belle dalla luce che le investe e che Chardin ci ha voluto trasmettere nella quotidianità dell'uso, oggi sarebbe una moka bialetti, un tostapane, una grattugia microplane.

Chardin ha dipinto anche l'infanzia e a me pare che abbia aderito ad una sorta di sua teoria dell'astratto, non c'è idealizzazione lo stesso, ma una rarefazione, il ripararsi in un rifugio della mente, un universo astratto, in sè compiuto, in uno sperdimento di assenza, con gli occhi fissi a qualcosa, una trottola, un carboncino da disegno, il volano trale mani e la mente in un altrove,

i suoi infanti non hanno niente dei lampi del piacere del divertimento, né moti bricconcelli, ma una compita seriosa astrattezza, penso al fatto forse d'una durezza d'essere bambini allora, in una cornice di deprivazione per una mancata circolazione dei moti affettivi più spontanei, ah non lo so, lo sto solo immaginando e comunque i termini dell'inconscio collettivo erano altri, altri i codici di comportamento, gli sviluppi affettivi nell'ambiente,

gli infanti di Chardin sembrano adulti piccoli, ingabbiati in un ruolo di condiscendenza, di blocco delle emozioni,

per le figure adulte vere, la sguattera, il garzone, la bambinaia, la mamma che provvede a filare, la mamma vicino alla tavola nel benedicite, ugualmente, la stessa rarefazione, stessa immobilizzazione dell'anima in uno sperdimento astratto,

così sono indotta a un turbamento, a un riconoscimento, ad una proiezione, ad un'identificazione,

il perturbante già! se l'arte non la induce non mi tocca non mi commuove, non mi riguarda!


(tutte le immagini a seguire tratte da Google Immagini: )






















(post in progress ché vò di fretta ma altre suggestioni ho ricevuto che voglio condividere)


5 commenti:

Caty ha detto...

,,,per andar di fretta io son qqui incantata a leggere la tua descrizione e a cercar tanto incanto nelle immagini , davvero il vero ci stà sotto il naso...

papavero di campo ha detto...

caty voglio abbracciarti

marcella candido cianchetti ha detto...

che bel'articolo e chebei quadri buon w-end

www.segnalo.it ha detto...

grazie per questo tuo far vedere al lettore quello che tu hai visto. trasferire fatti emotivi e di pensiero: qui c'è la massima vocazione di un blog.
... silenzio ...
che stia tornando il bisogno di silenzio?
guarda qui:
http://www.lua.it/accademiasilenzio/
un caro saluto nel giorni che anticipano l'avvento
paolo

papavero di campo ha detto...

marcella quando passi sempre un piacere,


paolo, grazie, al solito delle tue parole lucide "trasferire fatti emotivi e di pensiero: qui c'è la massima vocazione di un blog"
sì la leggerezza non elude e non trascura, la marea delle emozioni oscilla ma segue il ritmo della vita particolare, della nostra vicenda personale,
il silenzio! ho visto il link che mi alleghi, bella cosa sempre un'iniziativa che sprona al pensiero,
il silenzio anche seguendo uno spettro, il grande silenzio (hai visto il film di groning? mirabile emotivo)e il piccolo silenzio, fatto di attimi e di atomi, rigeneranti e vitali legati davvero a un sentire pieno,
grazie caro amico sempre dei tuoi spunti e di approdare in questo campo

 
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