martedì 11 marzo 2008

Dolce ignudo di cioccolato (ovvero una modalità di partecipazione affettiva, nel solco di Sandor Ferenczi)



Parte vestito si ritrova ignudo, questo dolce di cioccolato, reduce da uno dei miei esperimenti fusion.

Il barlume nell’intento è stato di accorpare almeno tre allestimenti diversi:

1) il grano cotto che per antonomasia si proietta nell’univoca perifrasi “pastiera a pasqua”

2) la citazione all’ottanta per cento della sacrale e palpitante ricetta autoctona del ripieno dei bocconotti abruzzesi (qui la memoria scivolerebbe in svolazzi di significazioni e tracce mnestiche!)

3) due varianti addizionali di mia iniziativa: l’aggiunta di panna montata dolce nel ripieno e le gocce d’essenza di cannella nella pasta frolla.

Elemento di valutazione:

1) un problema dimensionale: la sfoglia, che segue le dosi di quella dei bocconotti abruzzesi, va tirata sottile e ciò ha una sua ragione per rivestire uno stampino di ridotte dimensioni, voler estendere ad una teglia grande crea difficoltà di gestione dello spessore, sono cmq riuscita al allungarla e a foderare ma al momento della estromissione del dolce il velo di pasta se n’è restato ben aderente ai bordi della teglia e non c’è stato verso che fungesse da vestito-ricovero del dolce, il quale sulle prime ha confidato in qualche tratto di bastione che pareva aver retto alla breccia ma a questo punto che senso ha un recinto incerto? così decido per un intervento liberatorio agevolando la caduta d’ogni fortificazione e consentendo che il contenuto-noumeno spudoratamente si riveli ignudo!

Note:

1) ho resistenza a trasformare il suddetto in un dolce al cucchiaio: la convinzione mi viene dal fatto che la base di frolla pur sottilissima che sia, ci voglia nella sua funzione di tatami, a cui non rinunciare assolutamente, data la gradevolezza sensoriale della pasta essenzializzata alla cannella, che trova ragion d'essere giustificandosi totalmente nel sostenere ed amplificare la cordata voluttuosa del ripieno cioccolatoso;

2) le preparazioni di dolci al cioccolato esigono degli accorgimenti e degli investimenti che sono imparentati alla sfera spirituale, parlo per me, il termine lo uso deliberatamente per evidenziare che c’è in ballo un quid emozionale, una titubanza alchemica, un’alea, una sospensione di certezza, in definitiva un vissuto emotivo, tant'è che tutte le volte e in tutte le occasioni di tale cimento ho registrato in me questi frangenti (succede anche agli altri?) anche quando ho ripetuto pedestremente lo stesso canovaccio esecutivo, si configura un clima, c’è un agguato, un’incognita, un’attesa (si sgonfia? si affloscia? si smonta? come sta cuocendo? sarà il caso di ridurre la temperatura? è il momento di controllare con lo stecchino? stavolta sortirà con la calotta concava? o convessa?. Una girandola interrogante, una vulnerabilità, una fiduciosa previsione, un'inquieta perplessità, un abbandono alla sorte.

In altri termini, il dolce al cioccolato di cui voglio dire, implica una partecipazione affettiva -psicanaliticamente direi che è nel solco di Ferenczi! Non è assolutamente un esercizio volitivo-o- in-raziocinio, ma un'esperienza altamente emotiva ed affettiva, un intimo vissuto di hic et nunc, ogni volta riscrivibile.

2) la resa, in base alle considerazioni del punto due, non è tassativamente importante, se c’è, bene, se non c’è, bene lo stesso, in quanto qualcosa è accaduto, un processo, un’esperienza, un’attesa, un investimento, un flusso emotivo. E davvero per associazione slitto all'evocativo e semantico Teobroma. Fuori dalla portata del controllo.


La ricetta ( per chi ne avesse suggestione):

Pasta frolla:

3 rossi d’uovo / 3 cucchiai d’olio d’oliva (oppure nel caso se ne disponga, di strutto disciolto) / 3 cucchiai scarsi di zucchero / 12 gocce d’essenza di cannella / farina quanta se ne riceve (ne ho usato 160 gr)-

Ripieno:

- una confezione di grano cotto da bollire con due bicchieri di latte;
- 250 gr di cioccolato fondente da sciogliere a bagnomaria;
- 250 gr di panna addizionata di due cucchiaini colmi di zucchero a velo;
- 3 albumi montati a neve con uno spruzzo di succo di limone (in ottemperanza all'ultima teoria)-

Esecuzione:

-fare la frolla e farla riposare;
- fare tutte le operazioni indicate per la preparazione del ripieno (cioè cuocere il grano nel latte finché diventa una pappa, fondere il cioccolato, montare gli albumi, montare la panna, mescolare il tutto);
- allargare la sfoglia e foderare uno stampo da cm 26 con i bordi alti e munito di cerniera;
- versare il ripieno;
-infornare in forno già caldo, a 180° x 45 minuti tutti-
- da raffreddato allentare la cerniera e incontrare subito la difficoltà che dicevo!
- agevolare, infine, il dolce a manifestarsi nella sua nudità.

4 commenti:

Artemisia Comina ha detto...

:DDDD

proporrei di eseguirlo in un un giorno sacro; il più a portata, il venerdì santo.

papavero di campo ha detto...

troppa cristiana sofferentia, no! meglio una brezza di pagano, da rito propiziatorio-primaveril-renovatio!!
:D

Artemisia Comina ha detto...

ma cara pap, la morte e rinascita è sempre l'istessa :)


o preferisci Inanna? Sto giusto per "postarla".

papavero di campo ha detto...

nel mentre...

 
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