venerdì 25 gennaio 2008

Holbein. Gli ambasciatori

Hans Holbein il Giovane (1497 - 1543?)
Gli ambasciatori francesi alla corte inglese (1533), London, National Gallery.

Questo dipinto è celebre perché contiene un singolare inganno, una trappola dello sguardo detta anamorfosi, ana e morphe letteralmente "forma che torna indietro", che inverte gli elementi e i principi della prospettiva. Si tratta di un artificio prospettico che consente di deformare le figure in maniera tale che esse appaiano irriconoscibili a un primo sguardo, ma chiare invece quando viste da un’angolazione inconsueta o con l’impiego di uno specchio speciale (in genere cilindrico o conico). L' esempio più famoso di anamorfosi si trova negli Ambasciatori di Hans Holbein il Giovane, conservato alla National Gallery di Londra. Nella parte bassa del quadro una figura che sembra una strana ombra si rivela essere, quando osservata di lato, la rappresentazione di un teschio. Qui l’anamorfosi insinua la presenza della morte e della vanitas in quella che frontalmente pareva una pacifica celebrazione dei soggetti ritratti e delle scienze umane (simboleggiate dagli strumenti di conoscenza sullo scaffale al centro).

E' un altro di quei dipinti cari alle disquisizioni psicoanalitiche. I rapporti tra la visione e lo sguardo, infatti, possono essere indagati anche da un approccio psicoanalitico.
"L' anamorfosi dilata e proietta le forme fuori di se stesse, le disgrega perché si ricompongano in un secondo tempo, quando siano viste da un punto determinato". Così si esprime Baltrusaitis, parole che a me sembrano molto valide per descrivere certi effetti del processo psicoanalitico.
Lacan che ha analizzato questo dipinto in uno dei suoi seminari, dice che in questo oggetto, il teschio, "Holbein rende visibile qualcosa che non è altro che il soggetto come nullificato, in una forma che è l'incarnazione fatta immagine della castrazione, su cui è centrata tutta l'organizzazione dei desideri attraverso il quadro delle pulsioni fondamentali". Il soggetto cioè si trova annientato in questa immagine che rende presente la castrazione, non in quanto fantasma né o certamente non solo perché la comparsa del teschio allude all'essere mortale dell'uomo, ma in quanto evidenzia la mancanza. L'illusione mostra, nel momento in cui si distrugge di non esssere che costruzione significante. Nel momento stesso in cui l'oggetto misterioso ci sorprende mostrandoci la sua vera natura noi siamo catturati nel quadro. Lo sguardo ci cattura nel quadro in quanto oggetti desideranti e noi diventiamo quadro. Questo accade anche nel godimento voyeuristico e nel godimento estatico delel visioni mistiche e nelle apparizioni perturbanti del'angoscia che cancellano il soggetto nullificandolo.

Per stilare queste noticine mi sono avvalsa di una spiegazione fornita da Treccani.it e dalla lettura -pagg. 85 e 86- di "Figure di donne nel cinema di Jane Campion" di Chiara Mangiarotti, editore Franco Angeli.

4 commenti:

Artemisia Comina ha detto...

sì, vabbe', ma il teschio? :D

sciopina ha detto...

Madame!
Ma voi siete impressionantemente somigliante a Leyla Gencer!
Cantante d'opera turca, mito degli anni 50",rivale, insieme alla Tebaldi, di Maria Callas!
La pasta Garofalo...buonissima lo diceva sempre il mio nonnino..
A presto
sciopina

papavero di campo ha detto...

il teschio certo, mi credi che non ho avuto il tempo di mettere il commento!

il mio faccione assomiglia alla leyla? amo la lirica o almeno a grandi capi, a grandi stelle ma confesso l'ignoranza della voce turca, grazie allora dello spunto! approfondirò..

sciopina ha detto...

Si molto, soprattutto in una foto nella quale interpreta Anna Bolena di Donizetti. Mi fa piacere che ti piaccia la lirica...io l'adoro..
A proposito...ehmmm avrei un premio virtuale da consegnarti...se vuoi ritiralo...fai un giretto sul mio blog...
ciao
sciopina

 
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