giovedì 8 gennaio 2009
Pappa di semolino con pera caramellata al miele di corbezzolo
Solo due fasi:
- Preparare un semolino con il brodo di carne magra (ho usato il knorr magro che non deve far storcere il naso perché è buono e magro appunto);
- Caramellare mezza pera abate con un cucchiaio di miele al corbezzolo e una spruzzata di vermouth bianco, far prosciugare il liquido e colorare il miele.
In questa semplice ricetta si intrecciano alcuni sapori, si tenta un’unione tra:
la pastosità della semola imbevuta di brodo di carne, il dolce fruttato della pera abate, il dolceamaro del miele di corbezzolo, la nota alcoolica aromatica del vermouth bianco.
Esperimento riuscito! Un’idea di accostamenti e di accordo che ha prodotto un piatto buono, bello e valido, meritevole di un’apparecchiatura con piatti Limoges , posate Christofle e un Concerto Grosso di Corelli!
mercoledì 7 gennaio 2009
Tartelletta alle pere con strascico di rime





a riempire una formina da tartelletta, e senza colpo ferire ottenere delle simpatiche presentabilissime tartellette docilmente pronte ad accogliere chicchi di uvetta sultanina e 'n coppa una sculturina vegetale a nome noce!
Nb:
in questa occasione accortami con disappunto di aver terminato il vermouth, che per come la intendo, deve assolutamente esserci!, ho ripiegato sul maraschino per imbibire le fette di pere, ma non di ripiego alla fine bensì di felice variante s'è trattato e siccome una variante tira l'altra ho aggiunto alla macerazione della frutta anche due manciate di uvetta sultanina e di gherigli di noce a pezzi. Niente male! Il profumo della marasca si sente ed è gradito!
dalla versatile Romy una lode in rima - in ottonario ( verso di otto sillabe metriche , molto usato nelle canzoni a ballo quattrocentesche e nella canzonetta del Sei-Settecento) che divertita e compiaciuta rendo visibile:
dalla versatile Romy una lode in rima - in ottonario ( verso di otto sillabe metriche , molto usato nelle canzoni a ballo quattrocentesche e nella canzonetta del Sei-Settecento) che divertita e compiaciuta rendo visibile:
Tartelletta tartelletta
sei tra i dolci la diletta
sei di pere con la noce
ti lodiam tutti a gran voce
ti dobbiam di genio al lampo
di Papavero di campo!
E perciò gridiamo in coro
Cara Laura... sei un tesoro!
(buon sangue toscano non mente, grazie cara!)
Artemisia si lascia sedurre aggiungendo con accento marinista:
O seducente pera,
vieni meco.
Molci la mente, il cuore,
ogni frattaglia cattura.
Naso chinati.
Perditi,
maraschinati,
disfati su codesta tartelletta.
Lingua, lappa felice,
immemore dei travagli del mondo
che insiste intorno
a questo piccolo universo zuccherato.
E papavero haikuizza che:
la tartelletta
come la donzelletta
tutta una moina!
Dolci della tradizione abruzzese. Calcionetti cioè "Li cagginett"
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In tre in cucina e nessuna che sapesse le dosi esatte: mamma, che fa tutto a mente non ricordava bene (e sul suo quaderno nessuna traccia di una ricetta tanto presente!), io che ho la mania di segnare tutto non disponevo del mio breviario e mia sorella che decide " faccio le dosi delle frappe". Risultato buono non si discute ma 3 uova sono troppe, se ne deve mettere solo uno.
Le vere dosi sono: 3 etti di farina, mezzo bicchiere d'olio, mezzo di vino bianco e mezzo di acqua, un solo cucchiaio di zucchero e un solo uovo intero.
Per il ripieno: mandorle pelate, asciugate, non umide né abbrustolite, ridotte finissime con il tritatutto elettrico, 3 cucchiai di miele disciolto, buccia grattugiata di un limone. Si deve ottenere un impasto duro perché non deve essere morbido!
Spianare con il matterello la pasta, un pezzetto per volta, mettere sopra un po' di ripieno, ricoprire, in pratica fare dei ravioletti. Friggere in abbondante olio d'oliva bollente. Spolverare di zucchero e cannella tritata.
NB: sono buonissimi!!
martedì 6 gennaio 2009
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