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domenica 15 aprile 2012

psychè è anche farfalla




(immagine da http://certosa.cineca.it/chiostro/simboli.php?ID=9 )


Anima in greco si dice psyche e significa, oltre a “ciò che si oppone al corpo”, “soffio, forza vitale” ma anche “farfalla”.
Quindi, il termine greco psyche designa sia una realtà concreta, la farfalla, sia una dimensione astratta, l'anima




Antonio Canova, Amore e Psiche stanti


Psiche depone sulla mano dell'amato una farfalla, simbologia dell'anima






giovedì 22 marzo 2012

papaver auspice





Auspice Musa Papāver

non a caso il papavero fu sacro a Demetra, la dea greca della fecondità campestre, e Cerere, la dea latina protettrice dei raccolti, era raffigurata con una corona di papaveri in testa





mercoledì 3 novembre 2010

Si torna al Pappo! Felice idea! Papposileno ovviamente!

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"Papposileno"
enoteca / ristorante
piazza A.Frank, 2
Cavriglia -AR-



















L'ultimo del mese di ottobre si conferma ligio all'acqua prevista,

ma è un'acquerugiola! una deliziosa pioggerellina ottobrinautunnale che rinfranca la visione e rafforza ogni intento di intimismo,

con Andreino e Mir non si pongono limiti alla voglia di andare che prevale su tutto giacché il motto su cui siamo molto d'accordo resta "e via andare",

così si allestisce di buoncuore una domenica nel Valdarno, la meta è il Papposileno, luogo dove consumare un'esperienza gastronomica di alto tenore che non si può non condividere con loro, estimatori di ogni ben di dio predisposto alla comune opportunità! eh già, feeling e sintonia e condivisione e spirito allegro sono l'amplificazione della piacevolezza di stare insieme, noi non ne siamo sprovvisti grazie al cielo!

uno strappo alla regola che il Pappo sia aperto a pranzo, l'orario essendo finora stato tassativo serale ma è il trentuno, la sera è lasciata alla kermesse zuccaiola per tutti quei new adepti del culto pagano d'oltremanica, anche se le zucche le tagliavano e le illuminavano pure i nostri contadini della bassa del nord e dell'alta del sud,

la strada per Cavriglia è molto bella, l'aretino ecco un altro bel pezzo di Toscana o si fa prima a dire dov'è che è brutta questa regione?!

la pioggia ci accompagna fino a destinazione, la piazzetta della nostra gradita sosta è un'immagine d'iconografia d'autunno, alberi di foglie gialle in caduta libera, suolo lucido di pioggia, ticchettio impressionista, il vecchio monastero ora adibito ai riti vitalistici dell'edonismo che non passa,

Francesco Tarsia, patron animatore cuore pensante factotum, nella sua neraveste talare attende nel suo ampio sorriso di accoglienza oltre la soglia, promette bene e mantiene meglio!

il luogo è molto affascinante (in abbondanza fotografato qui) trait d'union d'antico e nuovo, tra memoria e attualità, c'è riuscito, Francesco, a conservare o si dirà a custodire, in maniera autentica, cosa non facile, lo spirito identitario e il background del luogo, sacro e profano si sono dati la mano e corpomente, per me, la sua interezza qui trova dimora,

le parole scorrono nella leggerezza gioiosa pregustativa, il menù è un cantico dei cantici, scoccia restringere la scelta, prendere questo vuol dire non assaggiare quello, ma tant'è s'addiviene ad una scrematura e i piatti felicemente iniziano la danza magica dell'atterraggio sul nostro tavolo,

tavolo! nientepopodi meno che assi di botti di vino, piallati e portati a futuristici esiti di ingaggio moderno con immancabile struttura portante di acciaio, su pavimento di suggestione ardesia tra rossimuri di mattoni di convento di suore!

ci devi essere portato, allora l'estasi estetica potrai appaiarla a quella culinaria con amplificazione di Senso e dei sensi!

il sileno, l'essenza atavica del sileno si compiace, quel vetustone del papposileno in cuor suo sorride, tutte le moltitudini dei sileni s'abbandonano al canto melodioso nella coazione sicura di tramandare l'istinto di celebrazione!


martedì 12 gennaio 2010

Massimo Campigli. Adorabile la sua cifra stilistica nella raffigurabilità d'una dea idea del femminile, idolo, cariatide, archetipo cifrato, nume ...




























Massimo Campigli: subito abbandonatevi alla meraviglia della galleria delle sue opere


Massimo Campigli. Adorabile la sua cifra stilistica nella raffigurabilità d'una dea idea del femminile che è idolo, cariatide, archetipo cifrato, nume, simbolo ecc

Fin dalla prima occhiata all'opera pittorica di Campigli ho sentito che mi scuoteva e toccava corde del profondo ed ho saputo in un baleno che per me era adorabile: un effluvio di segni e segnali per accennare al segreto, al mistero, all'essenza della femminilità nella matrice dell'archetipo, nell'origine atavica, nell'inizio mesopotamico.

Il mito soffia e fa sentire il suo soffio.

Campigli dice " vorrei che le le mie tele offrissero una consolazione"

La sua cifra stilistica è nella raffigurabilità di un'idea della femminilità che si delinea donna-idolo, cariatide, idolo totemico,

staticità ieratica,

animata fissità della forma

intensità regale nella forma della maestosità,

simbolo e simbolizzazione,

traccia di scrittura,

codice e cifra,

sogno, ineluttabilità del sogno,

atemporalità che tutto trascende,

eternità che non muta,

memoria ancestrale,

maternalità universale,

sacralità della presenza,

interiorizzazione.

La commozione che mi suscita Campigli, non ci ho messo troppo a capirlo, è stata per la somiglianza col volto della madre , della mia, il viso tondo, gli occhi larghi, l'espressione della felicità consolatoria nella stabilità emotiva cercata-trovata in una faccia, la sua. Il volto della madre, i suoi occhi sono lo specchio per esistere, per l'inizio di sentirci esistere.

dice Campigli: " l'arte è legata al passato come un nevrotico alla sua infanzia"

"jai constamment l'illusion d'une memoire atavique, je sens revivre en moi le troglodyte, le voleur de chevaux, l'esclave e le magicien"

" in quelle cose antiche e lontane" "cercando e aspettando con la pazienza d'un giardiniere che attende il risultato di un innesto"

( citazioni riprese da Nicoletta Pallini, Massimo Campigli, Il tempo del sogno, in http://www.italialibri.net/Arte/campigli/iltempodelsogno.html)

Campigli s'è materializzato nei miei pensieri e la bellezza che ha perseguito con la sua arte m'è sovvenuta grazie ad un filo associativo in seguito alla lettura dell'odierno post di Artemisia Comina, che reduce da un devozionale pellegrinaggio nelle terre di fondazione della nostra civiltà, ha postato oggi un palpitante omaggio alla dea sumerica Inanna, antenata di tutte le dee della fertilità (Proserpina, Cerere..)



L'artista è vocato ad anticipare, ad alludere, a intuire, a precorrere, a persuadere.

e Campigli mi persuade pienamente, esattamente mi seduce per via di cose che mi riguardano, sia nell'imboccare il cammino di un tempo a ritroso che per ogni elaborazione conoscitiva a venire.




domenica 25 ottobre 2009

Marc Chagall. Pisa, Palazzo Blu d'arte e cultura. "Chagall e il Mediterraneo"










foto rubate forzando il divieto:






beccata nell'infrazione della regola:



perseveranza d'infrazione:
















Marc Chagall ovvero l'emozione di credere alla vita;

ovvero la libertà in arte di esistere nell’impegno ostinato e fedele a vagabondare nella fantasia;

Chagall ovvero la felicità emotiva profumata d’infanzia e col sapore adulto d’una gioia vitale irraggiata di colore per dare posto alla giostra della vita che si fa volo, danza, fiori, case, tetto, candelabri di fiammelle d’ogni colore, capra, uccelli, sposa, coppia, duale, materno della maternità e di tutta la vita concepita espansa, sorriso, mitologia, religiosità rituale della trama religiosa, violino, tromba, flauto di canna, contrabbasso, mani, cavallo, luna, sole, pesci, angelo, frutta, clown, barca, seni, ventre, doppio, capovolto, sogno compagno stretto appiccicato della veglia, abbraccio, sonno, concepimento, fluire fluente, abbandono arreso, cappello, vaso, occhi, ali, braccia, alberi fioriti, terra allocante di radici, volpe, cicogna, piccioni, ogni stigmata mitica inconscia di Madre Grecia, barca, persiane, vele, tramonto, pecore, templi, sinagoga, mare, fiume, sogno terreno, sogno celeste, sogno infero ed empireo;

Chagall ovvero la Cifra della Vita celebrata in ogni minima e in ogni maxima, in ogni flusso di calore di luce d’amore;

Chagall ovvero l’antidoto luminoso e numinoso al buio pesto della depressione ed al suo succedaneo veleno inteso quale narcisismo di morte;

bensì risposta di fiducia e atto di celebrazione quale canto e danza e colore e fiotto caldo in tutte le estrinsecabili espressioni e possibili occasioni del narcisismo di vita!


Di Chagall, in ambito mostra, su pannelli divulgativi il critico Lionello Venturi ha detto (1945):

“non le forme spaziali, non le forme plastiche, ma qualcosa di più fluido, più duttile più variato,
forme sonore, forme ardenti,
di certo un ribelle con scoppi di audacia ma anche una dolce creatura piena di umiltà e paura” (Lionello Venturi)


 
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