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martedì 21 dicembre 2010

Inaugurare una cocotte di ghisa Le Creuset. Una faraona tutt'intera infarcita




















Racconto della faraona infarcita:

personaggi:

la cuciniera zelante,
la signora Cocotte di Ghisà franscese Le Creuset de Fresnoy-le-Grand en Picardie,
la povera faraona tutt'intera

conditio sine qua non: la farcia! ci vuole e basta!
esiste una pulsione alla farcia ed io ne sono la prova, non se ne parla proprio di omissione, irresistibilmente è sempre farcia!

la farcia è un canovaccio variabile infinito suscettibile di ogni aggiunta e fantasia,

stavolta: prezzemolo, menta, aglio, prugne secche ma morbide, olive nere, pepe rosa, parmigiano reggiano,

a rosolare: un po' della suddetta unitamente a cipolla rossa (di Colfiorito), a uno scalogno, a carote affettate tonde e ceppo di cannella sminuzzata a pezzetti,

inoltre, una margarina vegetale che ho aromatizzato con polvere di cumino, spalmata sulle carni a crudo avanti di saltare in cocotte

e una bagna composta da Saba che è mostocotto, dell'Acetaia Malpighi, cui ho aggiunto miele di acacia, per l'intenzione di spennellare la faraona in cottura,

tirato a cottura con un po' di vin santo (ugualmente il cognac, qualcosa cioè di essenzialmente saporoso) e un po' di acqua calda quando occorre,

cottura lenta da cocotte è chiaro, va da sé, per il concetto di distribuzione uniforme del calore, la ghisa va in lentezza


Notarelle:

1)nella cocotte lo spazio c'è, per questo a cottura avanzata metto alcune patate rosse (di Colfiorito) che s'insaporiscono alla grande per il giusto tempo.

2) non mi piace frullare alla fine la salsa, cioè mi piace che ci siamo i frammenti di ortaggi, ha un che di rustico è vero che risulta però gradevolmente identitario.


giovedì 21 ottobre 2010

Per fare, con soddisfazione, l'estratto d'uva ci vuole un sacco d'ore un passino elettrico una cucina vintage

la cucina vintage:




sta in un casa degli anni trenta che ha mantenuto i suoi bei pavimenti di graniglia a fasce decorate, i suoi soffitti altissimi ed intatti i suoi mobili degli anni '50,

dispiace davvero sostituirli magari con quelli delle ikea che a buon mercato arredano volentieri le seconde case,

ma qui arredi e oggetti provengono da pezzi d'infanzia, da memoria familiare che custodisce a sommo studio il vissuto degli affetti, il segno della presenza di persone del cuore che non ci sono più ma che hanno intriso con vita ed aura tutte le cose qui disseminate, cose usate e vissute dell'intera casalinghitudine, ed è un peccato buttarle via, disfarsene per il capriccio d'inserire oggetti di un moderno anonimo foss'anche il bancone della Bulthaup,
il plus valore, quella preziosità chiamata anima chi gliela dà? e quanti lustri dovranno trascorrere per imprimerne le tracce..

ah certo, son ragionamenti che stanno in piedi bene ma che potrebbero cadere in un baleno e sarebbe giusto uguale,

però per ora regge la nostalgia, il tributo, la traccia sensata di un ricordo































a partire dall'uva fragola mirando all'estratto d'uva:





bisogna pur mettere qualcosa sotto i denti:




di tempo ce ne vuole a iosa, tanto vale rilassarsi e andare avanti:









i dettagli che m'aggradano:










mi piace fare il racconto, con le immagini, di un consistente numero di ore impiegate molto piacevolmente a far qualcosa di prezioso e senz'altro d'affettivo in un contesto di memoria, la vecchia cucina di quando reaper era bambino e insieme noi due oggi ogni tanto maneggiando utensili e stoviglie, ricordare di quando qui Camilla era la regina ed Italo il suo re!



ecco la ricetta dell’estratto d’uva fragola:

Parto da 5 kg di uva fragola,

lavata, pulita, privata del graspo e schiccata va via un etto di peso e buoni trenta minuti di tempo,

metto in una pentola adatta e capiente, ho usato un caldaietto di alluminio quello della cottura della pasta e pigio l'uva con le mani -è divertente, per far uscire il succo,

cuocere lentamente a fuoco basso per un’ora e 35 min (prima cottura),

faccio raffreddare un po’ e passo al passapomodoro elettrico, la quantitè è diminuita a kg 3,100 e sono andati via altri 45 min,

riporto sul fuoco e faccio restringere per un’ora e dieci min., trascorso tale tempo, verso la polpa grattugiata di due mele (200gr) golden biologiche e inizio a versare lo zucchero, non tutto assieme ma assaggiando e regolandomi poiché dipende da quanto l’uva sia zuccherina in partenza,

metto per prima 600 gr, poi assaggio e aggiungo altri 200 gr, idem riassaggio e ancora reputo di aggiungere 200 gr, in tre riprese dunque per un totale di un chilo (di solito va bene fare la meta del peso della frutta, avrei quindi dovuto mettere un chilo e mezzo ma reputo che un chilo sia bastevole),

faccio cuocere ancora, a fuoco lento e basso, e girando spesso, per un’ora e 5 min, fino a quando cioè ritengo che sia ristretta al punto di mio gradimento,

in tutto la cottura è stata di tre ore e 50 min.

ho riempito 7 barattoli bormioli 4 stagioni da 250 gr, per un totale di estratto di un chilo e 750 gr.



 
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