giovedì 21 ottobre 2010

Per fare, con soddisfazione, l'estratto d'uva ci vuole un sacco d'ore un passino elettrico una cucina vintage

la cucina vintage:




sta in un casa degli anni trenta che ha mantenuto i suoi bei pavimenti di graniglia a fasce decorate, i suoi soffitti altissimi ed intatti i suoi mobili degli anni '50,

dispiace davvero sostituirli magari con quelli delle ikea che a buon mercato arredano volentieri le seconde case,

ma qui arredi e oggetti provengono da pezzi d'infanzia, da memoria familiare che custodisce a sommo studio il vissuto degli affetti, il segno della presenza di persone del cuore che non ci sono più ma che hanno intriso con vita ed aura tutte le cose qui disseminate, cose usate e vissute dell'intera casalinghitudine, ed è un peccato buttarle via, disfarsene per il capriccio d'inserire oggetti di un moderno anonimo foss'anche il bancone della Bulthaup,
il plus valore, quella preziosità chiamata anima chi gliela dà? e quanti lustri dovranno trascorrere per imprimerne le tracce..

ah certo, son ragionamenti che stanno in piedi bene ma che potrebbero cadere in un baleno e sarebbe giusto uguale,

però per ora regge la nostalgia, il tributo, la traccia sensata di un ricordo































a partire dall'uva fragola mirando all'estratto d'uva:





bisogna pur mettere qualcosa sotto i denti:




di tempo ce ne vuole a iosa, tanto vale rilassarsi e andare avanti:









i dettagli che m'aggradano:










mi piace fare il racconto, con le immagini, di un consistente numero di ore impiegate molto piacevolmente a far qualcosa di prezioso e senz'altro d'affettivo in un contesto di memoria, la vecchia cucina di quando reaper era bambino e insieme noi due oggi ogni tanto maneggiando utensili e stoviglie, ricordare di quando qui Camilla era la regina ed Italo il suo re!



ecco la ricetta dell’estratto d’uva fragola:

Parto da 5 kg di uva fragola,

lavata, pulita, privata del graspo e schiccata va via un etto di peso e buoni trenta minuti di tempo,

metto in una pentola adatta e capiente, ho usato un caldaietto di alluminio quello della cottura della pasta e pigio l'uva con le mani -è divertente, per far uscire il succo,

cuocere lentamente a fuoco basso per un’ora e 35 min (prima cottura),

faccio raffreddare un po’ e passo al passapomodoro elettrico, la quantitè è diminuita a kg 3,100 e sono andati via altri 45 min,

riporto sul fuoco e faccio restringere per un’ora e dieci min., trascorso tale tempo, verso la polpa grattugiata di due mele (200gr) golden biologiche e inizio a versare lo zucchero, non tutto assieme ma assaggiando e regolandomi poiché dipende da quanto l’uva sia zuccherina in partenza,

metto per prima 600 gr, poi assaggio e aggiungo altri 200 gr, idem riassaggio e ancora reputo di aggiungere 200 gr, in tre riprese dunque per un totale di un chilo (di solito va bene fare la meta del peso della frutta, avrei quindi dovuto mettere un chilo e mezzo ma reputo che un chilo sia bastevole),

faccio cuocere ancora, a fuoco lento e basso, e girando spesso, per un’ora e 5 min, fino a quando cioè ritengo che sia ristretta al punto di mio gradimento,

in tutto la cottura è stata di tre ore e 50 min.

ho riempito 7 barattoli bormioli 4 stagioni da 250 gr, per un totale di estratto di un chilo e 750 gr.



martedì 19 ottobre 2010

Ikebana di casa con Pupa bifronte. Adorabile Frida Khalo!


















tra le ceramiche pugliesi la Pupa baffuta è un classico di tradizione derivato da una leggenda del luogo,

la storiella è presto detta:
(la riprendo pari pari dal sito "barocco pugliese" )

"Lo ius primae noctis era un’antica usanza che nei secoli passati ancora serpeggiava nei piccoli borghi pugliesi. In ricordo di quell'assurdo rito medievale oggi in Puglia esiste un’anfora dal modellato antropomorfo che ne porta il nome. Questo prezioso oggetto di artigianato si produce in realtà a Grottaglie, nelle storiche botteghe del quartiere delle ceramiche, ma si riesce a trovare nei negozi artigianali di molti paesini pugliesi.

Si racconta che nel Settecento un vignaiolo di Martina Franca, convolò a nozze con una splendida fanciulla di Grottaglie. La fanciulla essendo di Grottaglie doveva secondo un’antica pratica medievale ancora vigente, trascorrere la prima notte di nozze con il feudatario di Grottaglie, la cosa logicamente non piacque al vignaiolo, che si rifiutò di accettare un simile affrontò.

Perciò decise di vestirsi da donna e immolarsi al piacere al principe. E così fece. Si vestì da donna, con abiti fastosi e si recò al castello, dimenticando però di tagliarsi i baffi. Quando arrivò al cospetto del principe fu lampante il raggiro, al ché all’inizio il principe ordinò di condannarlo a morte, ma poi divertito e arrogante, saputo che l’ingannatore aveva un pregiato vigneto, gli intimò di portare a corte tutto il vino che aveva ottenuto dai suoi terreni contenendolo in anfore che avessero le sue fattezze di travestito, altrimenti sarebbe morto.

Il povero vignaiolo girò tutte le botteghe del quartiere per farsi fare delle anfore a lui ispirate. I figuli (i vasai) produssero circa settecento di queste anfore antropomorfe per permettere al vignaiolo di tergiversare il suo buon vino e aver salvo la vita e l’illibatezza della sua amata. E fu così che da uno stratagemma mal riuscito e dalla minaccia di morte di un feudatario medievale nacque la preziosa anfora dello ius primae noctis".

con la belle Auberge c'è stato il piccolo divertimento di scambiarci rispettivamente commenti sull'apparizione delle nostre statuine acquistate in terra di Puglia, lei nella famosa Grottaglie ed io nell'altrettanto nota Cisternino,

c'è una versione che vede l'artefice del travestimento messo a morte comunque dopo essere stato scoperto, e un'altra che vede invece premiata l'audacia del nostro temerario e la vita salva come nella fiaba più affascinante succede alla lungimirante Sherazade.



Attrae della donna baffuta, l'ibrido, l'intrigante, la commistione di genere, la mescola delle due componenti altrettanto presenti nella nostra realtà genetica e filogenetica e antropologica culturale, prendi gli archetipi junghiani di animus e anima o gli ambìti travestimenti per l'uomo vestirsi da donna e per la donna da uomo,

per una buona fetta della mia vita, nel tempo dell'adolescenza e per parecchio dopo, ho avuto un grande amore per il look androgino, scarpe e giacche e pantaloni (ah non c'era verso di vedermi in gonna, una volta che la misi a scuola ci fu stupore generale!)

a me piace moltissimo, di più, adoro Frieda Khalo, creativamente libera di autoritrarsi con la sua soffice accennata infamata peluria sotto il naso sopra le labbra,







(le immagini du Frida Khalo, tutte da google immagini)


le donne del sud lo sanno bene a quanta dolorosa ceretta costrette a sottoporsi per far sparire quell'inestetismo lì che atterrisce le brune appunto (anch'io, all'inizio con la pappina decolorante dell'oreal si mirava al biondo che in quanto biondo non è inestetico! ma perché sembrare un tenentino austroungarico?! meglio decisamente passare alla ceretta strappatutto! le donne magrebine lo fanno con una mistura di miele e limone appiccicosissima ma quanto a risultati boh? a sentirlo parrebbe poco efficace!)

e quella scempiaggine del "donna baffuta è sempre piaciuta" come ha avuto origine?


 
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