lunedì 9 novembre 2009

Firenze. Gli alberi di piazza Indipendenza

il 31 d'ottobre:
























il giorno prima, il 30 d'ottobre:












a distanza di un solo giorno il colore è virato vistosamente in giallo, c'è una luce bellissima e ne approfitto per tanti autoscatti e seleziono le immagini che mi piacciono

Prima colazione animata in giallo











uno degli effetti piacevoli del fare i dolci è lo scoppio ritardato..quando all'indomani farai colazione e te lo papperai in tutta tranquillità, beninteso se ci arriva, allora lo gusterai in altro modo e farai altre considerazioni sui profumi, sul gusto, e sarà pure, spesso e volentieri, una riconferma della sua bontà, e ante degustazione avrai pure voglia di una piccola animazione che volgerà la faccenda al divertissement.... della serie quando basta poco!

domenica 8 novembre 2009

Muffins gialli con gemme rosse e senso di anice, pensando alla polenta che scomoda Amor




la ricetta:

3 uova intere,
140 gr di miele d'acacia,
50 gr di olio e.v.o.,
50 gr di succo crudo di zucca,
30 gr di succo crudo di patata,
150 gr di farina di mais,
60 gr. di amido di mais,
40 gr di lamponi secchi,
tre pizzichi di anice piccolo verde,
una bustina di lievito per dolci

per guarnire: alcune ballotte, private con santa pazienza della buccia e della pellicina e messe a bagno nel cognac Martell e nello zucchero grezzo integrale Panela

non starò a descrivere il procedimento che è sempre solitamente deducibile ma sottolineare alcuni elementi:

la presenza insolita di due succhi crudi, quello di zucca e quello di patata, avendoli a disposizione, frutto della spremitura di zucca e patata utilizzate per il tortino di zucca, mi balena l'idea di usarli al posto del latte e l'invenzione funziona,

la farina gialla non è quella cosiddetta fioretto ché non l'avevo né si trova dietro l'angolo, ma quella istantanea de Il molino di Ferro di Vedelago -Tv- di cui penso un gran bene, e la percezione di granulosità a me non dispiace mai,

il senso di anice è fondamentale, in assenza dei semini nulla vieta di ripiegare sul senso di Sambuca, il liquore almeno quello ci vuole,

la scelta dei lamponi oltre all'insita prelibatezza è necessaria per l'impronta pittorica altrimenti il titolo che annuncia le gemme rosse non avrebbe ragione d'essere,

le ballotte messe ad impregnarsi nel cognac invecchiato e ad addolcirsi col prezioso profumato zucchero Panela sono un degno sostituto decorativo stagionale a mo' di ciliegina 'n coppa,

è glutine esente quindi tutte le ninettedelmondo potranno mangiarne liberamente et pas des problemes,

la gialla rusticità della farina di mais mi ricorda il dolce giallo, che gialleggia in ogni stagione nelle vetrine della pasticceria Scudieri dirimpettatia al Battistero di Firenze- che porta nel nome Amor Polenta un reale tentativo di connubio di Alto e basso (prima o poi mi cimenterò con la polenta che scomoda Amor),


questi adesso sono i muffins gialli:















Salmone cotto nel tajine














disliscare perfettamente il salmone (spine come aghi ma pazientemente sfilarle una ad una),

farlo a tocchetti da mettere in una marinata con cognac, aceto balsamico e shoyu in quantità a piacere, e foglioline fresche di nepitella, per un po' di tempo a che s'insaporisca,

impanare i tocchetti di salmone nella semola di grano duro per cous cous di macinatura media,

infine mettere nel tajine marocchino col suo coperchio a tronco di cono in un po' d'olio -non ne occorre una gran quantità, e far cuocere a fuoco medio-basso per il tempo che si ritiene occorrente,

l'esito è una cottura al vapore per l'interno ma rosolato esternamente, molto buono al gusto,

ho accompagnato con carote bollite semplicemente irrorate di olio buono a crudo.

Kukai - Io sono il maestro delle stelle



Tu mi chiedi: "Maestro, perché vai nel profondo freddo di quella montagna,
irta di rocce e spaventosi strapiombi,
dove salire è penoso e discendere è pericoloso?
Su quella montagna dove risiedono le divinità dei torrenti e gli spiriti degli alberi?".

Ma tu non hai visto, oh, non hai visto
i fiori di pesco sbocciare nel giardino imperiale?
Ora saranno in piena fioritura, la loro fragranza nell'aria della sera.
Si apriranno con le piogge di aprile, cadranno con il vento della primavera,
volando qui e là i petali si disperderanno nell'incanto del giardino,
e nessuno sa dove andranno a fermarsi.

Non hai visto, oh, non hai visto
l'acqua che sgorga chiara dalla fonte sacra del giardino imperiale?
Sprizza fresca dalla roccia e subito fluisce via per sempre.
Mille linee di acqua che brillano scorrendo,
e scorrendo si perdono nel buio della terra,
e nessuno sa dove andranno a fermarsi.

Non hai visto, oh, non hai visto
l'infinito numero di uomini che sono vissuti e non volevano morire:
antichi re saggi e tiranni crudeli, uomini buoni e uomini malvagi, tutti sono passati via.
Dame incantevoli che hanno sognato l'eterna giovinezza,
anche loro sono passate,
e le luminose sale delle danze e delle musiche sono silenziosi resti in rovina,
diventati rifugio delle volpi.
Come sogni sono apparsi e poi svaniti
e nessuno sa dove andranno a fermarsi.

Devo andare, devo andare via.
Non cercare di trattenermi.
Fra le montagne sono il maestro del grande vuoto
sono il maestro delle stelle della Via Lattea.
Ascolto la voce del Buddha nel vento fra le rocce e i pini.
Un sorso di acqua fresca di torrente al mattino sostiene la mia vita.
La nebbia della sera nutre il mio cuore.
La luna all'alba spazza via tutte le impurità della mia mente.
E quando, in meditazione, la mia mente si aprirà al mondo luminoso della realtà
non ne sarò fiero, né ingannato.
Via, via, anche da ogni forma della mente, da ogni ultima visione ancora illusoria.
L'illuminazione del vuoto diventerà compagna della mia vita.

Kukai

(immagine e testo presi da

ho sempre modo di riconfermare la mia gratitudine a radiotre, al cui ascolto sono stata iniziata da mio padre fin da piccola, ci sono sempre programmi di grande bellezza e interesse, oggi ad esempio uno splendido palinsesto tutto il giorno! a partire da stamattina l'incontro con lo studioso Massimo Raveri professore di Storia delle Religioni dell'Università Ca' Foscari di Venezia, ospite della bellissima trasmissione Uomini e profeti che introduceva i "Quattro volti del Giappone antico" la cui prima puntata riguardava Kukai una delle figure classiche fondamentali del buddismo esoterico tantrico in Giappone).

M'avvince l'ascolto di questo testo, che come una tesserina di mosaico inaspettata va ad incastrarsi nel suo proprio spazio pronto e predisposto già dal filo dei pensieri che da stamani al risveglio ho avuto sul testo di Sigmund Freud "Caducità" e sull'intento di postarlo.



Francisco Tárrega Grand Vals e Capriccio arabo

Francisco Tárrega Grand Vals





sento per la prima volta nominare Francisco Tàrrega da Claudio Strinati ospite della trasmissione pomeridiana odierna di radiotre "le musiche della vita" e m'incuriosisco, ricerco il brano musicale di cui si parla, Grand vals, l'ascolto e m'arriva una certa dolcezza rasserenante, un tocco di pacatezza sentimentale d'altri tempi , semplicemente mi piace e desidero di postarla.


M'imbatto naturalmente anche nel Capriccio arabo di Tàrrega, la dolcezza prosegue e in più s'espande un accoramento che sa di languori e nostalgie, trovo una versione youtube in cui i performers dello stesso brano sono chitarristi celeberrimi, il mitico Segovia e Narciso Yepes e Julian Bream (a me sconosciuto), ecco la dolce musica:


Capriccio arabo - Andrés Segovia vs Narciso Yepes vs Julian Bream

Caducità di Sigmund Freud















Caducità di Sigmund Freud


Non molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta già famoso nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell'inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato o potranno creare. Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato gli sembrava svilito dalla caducità cui era destinato.
Da un simile precipitare nella transitorietà di tutto ciò che è bello e perfetto sappiamo che possono derivare due diversi moti dell'animo. L'uno porta al tedio universale del giovane poeta, l'altro alla rivolta contro il presunto dato di fatto.
No! è impossibile che tutte queste meraviglie della natura e dell'arte, che le delizie della nostra sensibilità e del mondo esterno debbano veramente finire nel nulla. Crederlo sarebbe troppo insensato e troppo nefando. In un modo o nell'altro devono riuscire a perdurare, sottraendosi a ogni forza distruttiva.
Ma questa esigenza di eternità è troppo chiaramente un risultato del nostro desiderio per poter pretendere a un valore di realtà: ciò che è doloroso può pur essere vero. Io non sapevo decidermi a contestare la caducità del tutto e nemmeno a strappare un'eccezione per ciò che è bello e perfetto. Contestai però al poeta pessimista che la caducità del bello implichi un suo svilimento.
Al contrario, ne aumenta il valore! Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio. Era incomprensibile, dissi, che il pensiero della caducità del bello dovesse turbare la nostra gioia al riguardo. Quanto alla bellezza della natura, essa ritorna, dopo la distruzione dell'inverno, nell'anno nuovo, e questo ritorno, in rapporto alla durata della nostra vita, lo si può dire un ritorno eterno. Nel corso della nostra esistenza vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano, ma questa breve durata aggiunge a tali attrattive un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non per ciò la sua fioritura ci appare meno splendida. E così pure non riuscivo a vedere come la bellezza e la perfezione dell'opera d'arte o della creazione intellettuale dovessero essere svilite dalla loro limitazione temporale. Potrà venire un tempo in cui i quadri e le statue che oggi ammiriamo saranno caduti in pezzi, o una razza umana dopo di noi che non comprenderà più le opere dei nostri poeti e dei nostri pensatori, o addirittura un'epoca geologica in cui ogni forma di vita sulla terra sarà scomparsa: il valore di tutta questa bellezza e perfezione è determinato soltanto dal suo significato per la nostra sensibilità viva, non ha bisogno di sopravviverle e per questo è indipendente dalla durata temporale assoluta.
Mi pareva che queste considerazioni fossero incontestabili, ma mi accorsi che non avevo fatto alcuna impressione né sul poeta né sull'amico. Questo insuccesso mi portò a ritenere che un forte fattore affettivo intervenisse a turbare il loro giudizio; e più tardi credetti di aver individuato questo fattore. Doveva essere stata la ribellione psichica contro il lutto a svilire ai loro occhi il godimento del bello. L'idea che tutta quella bellezza fosse effimera faceva presentire a queste due anime sensibili il lutto per la sua fine; e, poiché l'animo umano rifugge istintivamente da tutto ciò che è doloroso, essi avvertivano nel loro godimento del bello l'interferenza perturbatrice del pensiero della caducità.
Il lutto per la perdita di qualcosa che abbiamo amato o ammirato sembra talmente naturale che il profano non esita a dichiararlo ovvio. Per lo psicologo invece il lutto è un grande enigma, uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma ai quali si riconducono altre cose oscure. Noi reputiamo di possedere una certa quantità di capacità di amare che chiamiamo libido la quale agli inizi del nostro sviluppo è rivolta al nostro stesso Io. In seguito, ma in realtà molto presto, la libido si distoglie dall'Io per dirigersi sugli oggetti, che noi in tal modo accogliamo per così dire nel nostro Io. Se gli oggetti sono distrutti o vanno perduti per noi, la nostra capacità di amare (la libido) torna ad essere libera. Può prendersi altri oggetti come sostituti o tornare provvisoriamente all'Io. Ma perché questo distacco della libido dai suoi oggetti debba essere un processo così doloroso resta per noi un mistero sul quale per il momento non siamo in grado di formulare alcuna ipotesi. Noi vediamo unicamente che la libido si aggrappa ai suoi oggetti e non vuole rinunciare a quelli perduti, neppure quando il loro sostituto è già pronto. Questo è dunque il lutto.

La mia conversazione col poeta era avvenuta nell'estate prima della guerra. Un anno dopo la guerra scoppiò e depredò il mondo delle sue bellezze. E non distrusse soltanto la bellezza dei luoghi in cui passò e le opere d'arte che incontrò sul suo cammino; infranse anche il nostro orgoglio per le conquiste della nostra civiltà, il nostro rispetto per moltissimi pensatori ed artisti, le nostre speranze in un definitivo superamento delle differenze tra popoli e razze. Insozzò la sublime imparzialità della nostra scienza, mise brutalmente a nudo la nostra vita pulsionale, scatenò gli spiriti malvagi che albergano in noi e che credevamo di aver debellato per sempre, grazie all'educazione che i nostri spiriti più eletti ci hanno impartito nel corso dei secoli. Rifece piccola la nostra patria e di nuovo lontano e remoto il resto della terra. Ci depredò di tante cose che avevamo amate e ci mostrò quanto siano effimere molte altre cose che consideravamo durevoli.
Non c'è da stupire se la nostra libido, così impoverita di oggetti, ha investito con intensità tanto maggiore ciò che ci è rimasto; se l'amor di patria, la tenera sollecitudine per il nostro prossimo e la fierezza per ciò che ci accomuna sono diventati d'improvviso più forti. Ma quali altri beni, ora perduti, hanno perso davvero per noi il loro valore, perché si sono dimostrati così precari e incapaci di resistere? A molti di noi sembra così, ma anche qui, ritengo, a torto. Io credo che coloro che la pensano così e sembrano preparati a una rinuncia definitiva perché ciò che è prezioso si è dimostrato perituro, si trovano soltanto in uno stato di lutto per ciò che hanno perduto. Noi sappiamo che il lutto, per doloroso che sia, si estingue spontaneamente. Se ha rinunciato a tutto ciò che è perduto, ciò significa che esso stesso si è consunto e allora la nostra libido è di nuovo libera (nella misura in cui siamo ancora giovani e vitali) di rimpiazzare gli oggetti perduti con nuovi oggetti, se possibile altrettanto o più preziosi ancora. C'è da sperare che le cose non vadano diversamente per le perdite provocate da questa guerra. Una volta superato il lutto si scoprità che la nostra alta considerazione dei beni della civiltà non hanno sofferto per l'esperienza della loro precarietà. Torneremo a ricostruire tutto ciò che la guerra ha distrutto, forse su un fondamento più solido e duraturo di prima.
1915

(da SIGMUND FREUD, Opere. 1915-1917 Volume 8°, BORINGHIERI 1976)


ps: il poeta a cui si riferisce nel testo pare appurato che fosse proprio Rilke.
 
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